Andare avanti significa procedere verso l’ignoto. La necessità del passo da gambero

di Marco Marchesini

Periodicamente nel corso della storia si è sempre riproposta, fin dalla sua nascita e in diversi modi, una certa fede nel progresso, una cieca fiducia riposta negli intimi ideali dell’uomo che lo convinceva, di volta in volta, di muoversi costantemente verso un futuro migliore, verso un benessere maggiore, verso una condizione che non l’avrebbe fatto sospirare nostalgicamente al pensiero dei tempi andati. Tutto sembra dirigersi verso un lontano punto indistinto all’orizzonte, una qualche meta che sappiamo essere lì ma in cui non riusciamo mai veramente ad approdare. Vorremmo arrivarci presto, anzi vorremmo già essere lì, in quel tempo in cui non rimpiangiamo il passato e agogniamo il futuro. Ma è la Storia che detta come dobbiamo muoverci, come dobbiamo camminare, quali passi possiamo fare. E la Storia non è sempre così coraggiosa e intraprendente, anzi, spesso trema di paura, perché andare avanti significa procedere verso l’ignoto.

Così come consideriamo e godiamo dei progressi di cui siamo stati capaci, del coraggio che abbiamo mostrato addentrandoci in ciò che potevamo solamente progettare e di cui non eravamo affatto sicuri, allo stesso modo assistiamo a bruschi rallentamenti, a vere e proprie frenate e a clamorosi passi indietro.

È così che osserviamo interi Paesi che per anni hanno lavorato per una serena coesistenza, per un progressivo abbattimento di barriere non solo commerciali, ma politiche e culturali, guardarsi reciprocamente in cagnesco, li vediamo alzare muri immensi (e non solo metaforici), li vediamo disprezzarsi e abbandonare la loro collaborazione. Il sogno lontano di un’unica nazione che collabora in armonia (per quanta armonia la politica possa concedere) sembra sfumare. Godendo dei privilegi di questa comunione, allo stesso tempo gli Stati che ne fanno parte si barricano dietro i propri confini e iniziamo a constatare come i leader di quei paesi che si erano ripromessi solidarietà, libertà, uguaglianza, giustizia, vengono meno ai propri vincoli morali, li vediamo calpestare quegli stessi ideali in nome di un individualismo esasperato.

È così che osserviamo, dopo aver goduto della nascita e dello sviluppo (seppur imperfetto) dello Stato di Diritto, della separazione dei poteri e dello Stato dal Governo, capi politici accentrare su di sé un enorme potere, in nome della difesa della madrepatria; osserviamo un governo che sminuisce e schernisce il Capo del proprio Stato, lo vediamo delegittimare moralmente la magistratura, aizzando i fervori di un popolo confuso.

Allo stesso modo, nel mondo civile, si assiste a una drastica retromarcia culturale che sembra vanificare gli anni spesi a lottare in nome di diritti sociali di integrazione e uguaglianza. Osserviamo manifestare contro l’accoglienza; osserviamo persone strillare con rabbia in faccia ad altri esseri umani di andarsene dal loro paese perché non gli appartiene; osserviamo un membro fondatore dell’Unione Europea essere trattato come l’ultima ruota del carro, anzi la più fastidiosa; osserviamo, vergognandoci, degli organismi internazionali che si preoccupano dell’ondata (che sia o meno reale) di razzismo nel nostro Paese. Sentiamo un Capo di Stato che richiama per l’ennesima volta un capo politico all’ordine e al rispetto; sentiamo di una leader di un movimento contro la violenza di cui approfittano maschi ricchi e potenti macchiarsi della stessa infamia contro cui lottava e di cui fu vittima lei stessa; sentiamo ancora sottovalutare il problema della disuguaglianza fra i sessi; sentiamo ancora una volta un coro sessista allo stadio, su un palco, senza percepire una parola pronunciata da chi di dovere che si stagli contro questi atteggiamenti.

Si ricorderà un classico gioco d’infanzia a cui abbiamo sicuramente giocato in qualche occasione: «regina reginella, quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello, con la punta del coltello?». Il futuro, il progresso, questo punto lontano a cui più o meno coraggiosamente aneliamo tutti, è una principessa capricciosa che in realtà non vuole mai farsi raggiungere, perché sa che una volta al cospetto del vincitore, il gioco finisce. E se vogliamo giocare per sempre (e per sempre progredire) non dobbiamo mai arrivare alla meta. E questo la principessa lo sa bene: a volte sono necessari i passetti da formica, a volte sono necessari i passi da leone, ma soprattutto è necessario il passo da gambero, che ci trascina indietro dopo tanta fatica, ma che ci regala così tanto spazio per la rincorsa.

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