Breathless-Senza Respiro, l’arte contemporanea londinese alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia

Sedici artisti di giovane generazione che vivono a Londra, sono stati chiamati a rappresentare l’arte contemporanea nell’era che segue la rivoluzione tecnologica, il libero mercato e i maestri del passato.

di Elisabetta Corsi

A Cà Pesaro, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia è in mostra fino al 1 marzo 2020, l’esposizione Breathless-Senza Respiro.

Sedici artisti di giovane generazione che vivono a Londra, sono stati chiamati a rappresentare l’arte contemporanea nell’era che segue la rivoluzione tecnologica, il libero mercato e i maestri del passato. Un ambiente culturale dall’apparenza quasi reazionaria, quello londinese di fine secolo, per aderenza storica e qualche conformismo, ma intimamente sovversivo, bene descritto dal curatore Norman Rosenthal.

La generazione di adesso, la generazione dei trent’anni di media, porta anche il carico di un’altra storia, quella dell’irruzione del libero mercato nel finire del secolo scorso, in una capitale che negli ultimi decenni ha attraversato tutte le prescritte fasi di competizione, privatizzazione, monetizzazione e ora affronta gli esiti di recessione e austerità, precarietà, povertà.

Il contesto di chi fa arte a Londra oggi è attraversato da uno stato ansioso, nota il curatore Harry Woodlock. Il conflitto con il legame economico innesca una dissociazione, una disconnessione. Amplificata forse dalla rivoluzione tecnologica della comunicazione continua e globale. Gli artisti guardano ai comportamenti umani, indagandone limiti e priorità, alle relazioni delle persone con i propri simili, con la natura e con i manufatti nel mondo che abitano, e alle modalità di connessione e disconnessione ad essi.

Norman Rosenthal ricorda: “A Londra e a Venezia, nel Regno Unito e in tutta Europa, sembriamo vivere in uno stato che vira quasi schizofrenicamente tra la felice sensazione di indipendenza individuale e talvolta nazionale, con cui ci avviciniamo sempre di più gli uni agli altri sotto ogni punto di vista, in particolare quello tecnologico e della comunicazione, e il pessimismo che suggerisce che stiamo arrivando alla fine del mondo per come lo conosciamo.” Una generazione che cresce in una metropoli capace di celebrare le diversità, ma sottoposto anche a un inedito stress.

Che siano dipinti, sculture, installazioni, video o performance, la cifra comune del lavoro degli artisti di Breathless/Senza Respiro è il legame tra la persona e il suo contesto quotidiano, le tecnologie di sorveglianza, il solipsismo, le vulnerabilità e le alienazioni, le possibilità e gli inganni di capitalismo e massificazione, le prospettive dell’organizzazione politica.

Con il grande tema globale del cambiamento climatico che sottende ogni indagine sulla relazione fra la vulnerabilità umana e il suo posto nel mondo. Mentre globalmente muta anche il mercato, ora è dominante, liquido e diffuso e anche l’identità culturale e artistica è diventata concetto poco definibile.

Nel lavoro di Alice Channer il deteriorarsi della relazione fra umanità e ambiente è centrale, le forme simil-organiche di Nicholas Deshayes ci ricordano che la natura di umano ha molto poco.

La mascolinità compressa dei giubbotti sportivi sottovento di Prem Sahib, le immagini dipinte da Celia Hampton con le telecamere di sorveglianza on line da ogni angolo di mondo, la cassa con cui parlare al telefono con l’artista che mentre vive altrove si collega e risponde, di Lydia Ourahmane: diverse opere parlano dell’essere estranei e presenti, vicini e lontani, assenti e contigui.

Le persone attraversano ambienti domestici e usano manufatti e con questi costruiscono relazioni che possono a loro volta generare ansia e alienazione, funzionali alla competizione, diventata il principale legame nella società britannica, in conflitto con i legami sociali.

Perdita e desiderio sono temi centrali nei dipinti di Issy Wood e nelle opere di Eddie Peake, come lo spirito di comunità e vita in comune per le sedie di Andrea Hamilton e gli skateboard di Larry Achiampong.

Gabriella Belli, direttore della Fondazione sintetizza: “in mostra si trova la rappresentazione di uno stato precario e senza respiro, in senso positivo come il restare senza fiato per lo stupore del mondo e negativo come il non avere più energie né verbo”.  Anche, Elisabetta Barisoni, la responsabile di Cà Pesaro ha lasciato una dichiarazione: “Londra è una città cannibale, pulp, estesissima, carissima, estenuante, ma ha comunque rappresentato per molte generazioni europee la capitale di riferimento per il suo essere aperta, multietnica, innovativa e a tratti rivoluzionaria. Non è possibile sapere adesso se Breathless/Senza Respiro risponda alle domande emerse quando la mostra è stata ideata, ma lo scenario è di indubbio interesse.”

Cinque fra opere site specifiche e performance sono state appositamente commissionate e create per l’esposizione, che comprende oltre 40 lavori.

La mostra è a cura di Norman Rosenthal, Harry Woodlock e Elisabetta Barisoni con il supporto di British Council.

La Galleria è aperta fino ali 31 ottobre dalle 10:30 alle 18:00 e dal 1 novembre al 31 marzo dalle 10:30 alle 16:30. Chiuso il lunedì e si ricorda che la biglietteria chiude mezz’ora prima. Per arrivarci basta prendere il vaporetto della Linea 1 e scendere alla fermata San Stae.

Il prezzo del biglietto intero è di 14 euro mentre il ridotto è 11,50. Per alcuni categorie, tra cui i residenti il biglietto è gratuito.

Per maggiori informazioni e prenotazioni: capesaro.visitmuve.it oppure chiamare 848082000 (dall’Italia) mentre +3904142730892 se chiamate dall’estero; E’ possibile seguire i profili ufficiali della Galleria su: Facebook www.facebook.com/visitmuve, Twitter @visitmuve_it @visitmuv_en ed infine su Instagram www.instagram.com/visitmuve.

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