“Cuorebello e Miss P”, oltre il tabù della malattia nel racconto di Antonella Ragosta

di Daniela Merola

Antonella Ragosta. Organizzatrice di eventi, ha lavorato nell’azienda dolciaria di famiglia. Insegna materie letterarie ed è appassionata da sempre di scrittura. Ha esordito nel 2012 con il romanzo “Come la crema in un bignè”. E’ uscito ora a maggio il suo nuovo romanzo edito da GM Press“Cuorebello e Miss P”.

– Antonella Ragosta, un amore per la scrittura nato quando?

Credo di aver ricevuto dalla vita il dono di amare, più di ogni altra attività creativa, la parola scritta. Sin dall’adolescenza è stata una delle mie abilità e per prima me lo fece notare la mia insegnante delle medie, spingendomi alla lettura e alla curiosità. Devo a mio padre la possibilità di aver potuto alimentare me stessa di viaggi sin da ragazzina e, non trascurabile cosa, aver potuto dormire respirando l’odore dei numerosissimi libri che lui acquistava per le mie sorelle e per me.

 – Hai esordito nel 2012 con un titolo molto carino “Come la crema in un bignè”. Lo hai auto pubblicato. Perché questa scelta?

Era un lavoro pronto da anni e avevo semplicemente voglia di dargli un volto. E forse non ci credevo abbastanza.

 – E’ uscito invece a maggio 2018 “Cuorebello e Miss P” edito da GM Press. C’è tanto da dire su questo toccante libro tratto da una storia vera. Ti chiedo, chi sono Cuorebello e Miss P e cosa succede ma senza svelare troppo.

 I protagonisti della storia: lui è un cinquantenne, medico e piacente, Miss P è una parte di lui. Il romanzo narra la loro storia di vita, di morte, di rinascita. E il lettore attento saprà distinguere la storia vera dal romanzo che la sostiene. Penso che in ogni opera letteraria la realtà si ponga sempre al di sopra di quella romanzata, anche se poi è lo stile della narrazione che le fonde.

Il libro parla di un argomento tabù per gli uomini, il tumore alla prostata, e tutta la storia viene raccontata da una donna. Una scelta non consueta e di grande coraggio. Quale riscontro hai avuto in tal senso?

Chi ha già letto “Cuorebello e Miss P” è riuscito ad entrare appieno nello spirito che mi ha spinta a scrivere di questa esperienza. Ovvero hanno colto la necessità di conoscere l’argomento, di imparare ad ascoltare il proprio corpo e che non tutte le patologie si possono guarire con il semplice ricorso alla medicina occidentale e per noi ufficiale. Sono lettori sensibili: qualcuno ha commentato: ho viaggiato, ho letto, ho pianto. Trovo queste parole belle e rappresentative del mio romanzo.

Ho trovato essenziale la descrizione di tutte le fasi della malattia, un cammino fatto di speranze e disillusioni, di dolore e gioia. E’ un messaggio importante che tu mandi

È il mio stile, anche nella vita al di là delle parole scritte: è come se avessi costantemente a disposizione un microtomo attraverso il quale osservare e vivere ogni cosa o persona. Il messaggio c’è ed è qui: essere attenti, imparare ad essere in ascolto del proprio corpo che non sta mai zitto. Perché vuole essere sano!

Nel libro si parla anche di vino e di vitigni, grande passione di Cuorebello. IL vino rappresenta il ristoro, il luogo dell’accoglienza per il protagonista. Direi che è un altro protagonista della storia. Era fondamentale mantenere questo elemento nel racconto?

Sin da piccola mio padre mi ha insegnato che non si può apparecchiare senza mettere a tavola il vino. Dunque per me è fondamentale. Nel tempo ho imparato a riconoscerlo, ad amarlo come sostanza che da sempre ha riscaldato corpi e cuori. E nel romanzo era necessaria questa consolazione.

“Cuorebello e Miss P” è un invito esplicito alla prevenzione e a fare i controlli dopo i cinquanta per gli uomini. Credi che il libro possa invogliare tanti maschietti a non vergognarsi di fare questi esami?

Certo, può. È un altro degli obiettivi del libro: i controlli sono necessari per vivere in salute e non ci si può vergognare, in fondo la prostata non è l’unico organo che consente una vita sessuale soddisfacente. Anzi…

Qual è stata la reazione del pubblico verso questo argomento che hai trattato?

 Alcuni si sono meravigliati ma credo per la disabitudine a pensare che anche una donna è le donne tutte possano essere sensibili verso una patologia maschile. Altri, tra cui uomini che stanno anch’essi vivendo questa esperienza, hanno accolto con curiosità e desiderio di conoscere una versione autentica e vissuta.

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