“Definitely Soy”, il corto noir di Ruben Zaccaroni tra stereotipi e differenze generazionali

Aggiornamento:

Locandina “Definitely Soy” | Design: Emma Hammond

Nato e cresciuto a Milano, Ruben Zaccaroni è scrittore, registra e produttore di Argo Studio: società capace di assistere all’intero ciclo di produzione per cortometraggi ma anche video musicali e videografie per eventi. Dallo sviluppo del concept, alla produzione stessa, post-produzione e promozione.

Oggi, ospite del nostro blog, ci parla del suo ultimo lavoro: “Definitely Soy” (Sicuramente la Soia) in proiezione alla quarta edizione dell’IveliseCineFestival prodotto dal Teatro Ivelise e dall’Associazione Culturale Allostatopuro.

Nel cortometraggio David e Golia si incontrano di nuovo in un ristorante a tema anni ’50 da qualche parte in America. David si evolve nel giovane cattivo e Goliath è un malinteso incompreso, narcolettico e handicappato, seguito dal suo entourage. Una breve panoramica della differenza tra le generazioni e la priorità attribuita alla vita umana. Possiamo imparare a rispettare l’altrui umanità celebrando i nostri punti in comune e non denigrare nessuno sulla base di handicap, apparenze personali, preferenze personali, bizzarria percepita e o rappresentazioni fisiche iniziali?

– Salve Ruben, benvenuto su “Ragguagliami”. Milanese, classe 1993, laureato in Computer Science and Film da ormai sei anni vive e lavora a New York nel campo della scrittura, della produzione e della regia. È stata la passione a dirigerla in questo campo?

Primo grazie dell’invito a “Ragguagliami”! Sono cresciuto con i film ma non ho mai contemplato il cinema come carriera in modo concreto. Mi sembrava che i film venissero da qualche posto lontano e misterioso. Ero interessato a videogiochi di nicchia e perciò ho deciso di studiare informatica. Poi mi sono appassionato alla teoria informatica a sé. Ho finito il mio corso di studio in informatica ma avevo ancora un anno di crediti da completare e allora ho deciso di provare cinema. E così ho cominciato.

Dietro le quinte di “Definitely Soy” | Foto: Bella Finn

– La sua professionalità le ha permesso di dare vita alla “ARGO STUDIO”: una società di produzione che lavora tra Milano e New York specializzata in cortometraggi, video musicali indie e videografie di eventi. Ci parli di questo mondo. Il successo è la ricompensa migliore?

Non saprei non avendolo raggiunto. Ma girare un cortometraggio e vedere che ha un discreto successo ai festival in Italia e in America da molta soddisfazione. Soprattutto essendo un corto così stilisticamente particolare e di nicchia. Gli altri video sono tutte opportunità per sperimentare con linguaggi visivi diversi, cercando anche di trovare qualche curiosità e innovazione all’interno di una tipologia di video con delle regole ben definite. Un esempio dal cortometraggio ‘Definitely Soy’ è stato inserire una sequenza musicale di quasi due minuti in mezzo al corto. Ci sono dei motivi di trama, ma non è una cosa molto comune. Un altro esempio è la prima inquadratura che apre con il poster in acquerello realizzato da una mia amica. Riuscire a trovare queste ‘chicche’ da molta soddisfazione.

– I lavori che l’hanno vista regista sono decine. Come si affronta una tematica, come si crea un personaggio, come si arriva al pubblico?

Per me comincia più tutto da un’atmosfera e un tono. Meno da tematica o ragionamenti logici di ciò che si vuole rappresentare. Quando mi trovo attratto da un’atmosfera, da delle immagini, delle canzoni poi da li cominciano a formarsi i personaggi, la trama e i vari movimenti. La tematica secondo me sta più negli occhi dello spettatore. Con il corto ‘Definitely Soy’ alcune persone l’hanno interpretato nei modi per me più impensabili. La tematica dello stesso film varia di persona in persona.

– Il suo ultimo lavoro, “Definitely Soy”, è un cortometraggio giallo che partecipa alla quarta edizione dell’IveliseCineFestival. Il tema principale è la differenza tra generazioni e la priorità che attribuiamo alla vita. Cosa l’ha spinta a mettere in piedi l’opera di successo destinataria già di tanti premi e riconoscimenti internazionali? Inviti i nostri lettori alla proiezione del corto.

Mi ha sempre molto affascinato l’estetica dei film degli anni ‘50 americani. Questi diner rosso-bianchi. Penso a un film come ‘American Graffiti’. Ma per quanto questa estetica e questo mondo mi piacciano, creare un film ambientato completamente in quegli anni sarebbe stata un’operazione anacronistica di cui non sarei capace. Perciò ho pensato al contrasto tra questi posti che vogliono evocare un’epoca passata in un mondo moderno che l’ha assorbita e superata. Tutto ciò che rimane è lo stereotipo. E questo è il punto di partenza del film. Lo stereotipo del cameriere scazzato, il proprietario stronzo, e l’omone silenzioso che incute paura e a cui tutti reagiscono e ruotano intorno. È un nuovo incontro tra Davide e Golia e invito i lettori alla proiezione del film all’IveliseCineFestival venerdì 30 novembre alle 21.30 e sabato 1 dicembre alle 19.50.

Precedente “Quel che resta del sogno”, il racconto del flautista Cesare Bindi Successivo Il ciclo delle stagioni: la bussola per orientarti nella tua vita

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.