Educare: la forma più generosa di amare

di Francesca Pegozzo

Foto: Facebook

È davvero emozionante ascoltarmi con gli occhi chiusi ed immaginare secondo la mia sensibilità cos’è  “ l’educare un figlio per una mamma”.

L’immaginazione lascia posto all’esperienza e ai ricordi mentre ci penso.

Chi mi conosce mi descrive come una persona dolce e materna.

Normalmente ringrazio e sorrido quando ricevo questi complimenti. Dentro di me ci rifletto ogni volta: Cosa significa essere materna specialmente? Cosa arriva attraverso la mia energia?

Sono diventata madre due volte. E queste due esperienze mi hanno cambiato la vita: gioia allo stato puro, terrore allo stato puro, ri-educare me stessa in primis per i miei figli, ri-crearmi, crescere per e con loro. Amare, amare come si ricorda d’essere stati amati, o conflittualmente di più o di meno…immaginare le loro vite, le più belle di ogni epoca, perché se un figlio sta bene, sta bene anche la sua mamma.

Quando il sole e la luna combaciano le loro presenze toccandosi nelle reciproche auree, avviene una magia: la dolcezza della femminilità si colora di argento, e la femminilità stessa si arricchisce straripando nell’abbondanza della maternità… Il passeggio attraverso antichi archetipi, attraverso le forze dell’universo, quella maschile yang il dare e quella femminile yin…la ricezione..l’adempiere..

Sto spaziando  nell’ascolto profondo e sensazionale che la vita dentro la vita sussurra ad una donna in attesa.. Mi prendo del tempo per organizzare le idee e capire che ho molto materiale da illustrare, opinioni, attuale conoscenza e ricerca ma specialmente ho esperienza.

Quale parte di me parlerà ? Sto sfiorando l’istinto dell’essere madre? Sto sentendo l’amore che può provare la madre che è in me? Sfioro la paura di una madre che può sbagliare nella sua umanità?

Dare alla vita un figlio è donare un seme a madre terra e all’umanità. Dare a madre terra un altro essere umano significa contribuire alla sua bellezza, e , nella più meritevole consapevolezza, prosciogliere il nostro passato e i nostri antenati dagli errori fatti e ripetuti nelle generazioni antecedenti, ripartendo da noi…da lui,da nostro figlio.

Partorire una creatura è far scorrere la vita, che arriva da molto lontano,in lui, prima di noi… un atto di estremo amore per l’evoluzione della specie umana, evoluzione intellettuale, emotiva e spirituale, secondo i valori di ognuno.

Gianluca, mio figlio è nato 25 anni fa,nel 1993, quando io ne avevo appena compiuti 17.

Quali strumenti potevo avere per rendere armonioso un nido, bonificare madre terra per lui, e nutrire ogni parte di questo seme/figlio, in modo da crescerlo come una saggia quercia?

Le uniche abilità apprese erano quelle di aver visto l’atteggiamento e le cure che mia madre dava alla mia sorellina Laura, nata quando avevo 13 anni.

Quali altre conoscenze avevo? O esperienze personali potevano farmi da guida?”

Ho avuto paura di non farcela. Si!..ho avuto paura della vita quando ho ammesso di essere incinta.

Intimamente ed istintivamente il mio mondo però, man mano prendeva colore… perché una cosa era sicura, certa: lui era in me e lo amavo come parte di me, come un’estensione di me.

La magia avviene quando si assapora il senso di protezione e tenero amore che già fortifica la piccola creatura.

La coscienza di essere responsabile della sua sopravvivenza è una forza motrice potentissima.

Una madre per istinto biologico accetta la sua creatura, la nutre, e le rende un nido accogliente. Si prende cura del figlioletto/cucciolo, fin tanto che lui non è in grado di farlo. (Adulto). Prendersene cura significa trasferire a lui in modo naturale la sicurezza, il calore, l’affetto,la tranquillità, significa quindi fortificare la sua esile struttura fisica e psicologica.

Amare un figlio cosa significa?

L’amore che si espande da noi, quello che possiamo definire tale che sentiamo sia profondamente amore, che diamo o riceviamo, passa sempre attraverso ai nostri conflitti, alle nostre credenze, a cio’ che avremmo voluto noi, alle nostre culture, abitudini..

Anche l’amore che proviamo per i nostri figli.

A-MORE significa a-mort ( senza morte)

Pensiamo a questa energia, l’amore, generato da  noi che non ha blocchi, né paure e che fluisce..fluisce ai nostri figli e porta con sé ogni nostra informazione, conscia e inconscia, senza mai finire, nella continuità, tempo-spazio, bagagli di nozioni ed esperienze che aiutano a crescere.

Tutto straordinario ma non basta ancora.

Se penso alla parola amore, amore per un figlio, la vedo accendersi grazie ad un interruttore che si chiama EDUCAZIONE.

Ex-duco…traggo fuori..conduco fuori..

Caro figlio,cara figlia

nella paura di darti alla vita, nella paura di non riuscire a fare ciò che è giusto e funzionale per te, nella precipitosa voglia di sapere che esisti, che puoi nascere da me,  mi affido all’amore che provo per te, un’amore cosmico, come diceva mia madre, quando cercava di spiegarmi quanto grande fosse il bene che si prova per una propria creatura. Con la disciplina che conosco mi impegnerò ad aiutarti a mettere in atto i tuoi talenti e le inclinazioni del tuo animo e le potenzialità della tua mente. M’impegnerò a condur fuori da te quei difetti che per natura conservi dentro, che ti sono stati installati geneticamente.

Ciò  che sento giusto fare è quello d’insegnarti l’affetto con i baci e gli abbracci. Cercherò’ di parlarti con moderazione e in modo civile, perchè so che non s’insegna nulla con l’aggressività, ma si spaventa.

T’insegnerò che stare insieme significa valorizzare il tempo a disposizione, e non temere la distanza.

Quando penserai di non riuscire in qualche progetto ti sosterrò, ma non farò mai io al posto tuo, fino in fondo cercherò d’insegnarti cos’è la responsabilità: dovrai essere abile nel rispondere a te stesso, sapendo bene che per ogni azione c’è una conseguenza.

Non rimedierò io ai tuoi errori, ma ti mostrerò tutta la mia esperienza affinché tu possa evitare quelli miei ed aggiustare quelli tuoi.

Sarò qui ad ascoltarti sempre, spesso, ogni volta che ne avrai bisogno, prima di chiedere ad un amico, vieni da me. Una soluzione c’è sempre, e se non c’è subito, fatti abbracciare, in modo che tu non ti senta solo.

Non ha importanza sapere quale studi farai, quale lavoro avrai e quanto soldi riuscirai a guadagnare, ciò’ che davvero m’interessa è se sarai in cuor tuo in pace con te stesso,e se veramente sarai felice tu, di quello che sei ed hai.

Voglio vigilare in silenzio auspicandomi/ti che non sprecherai la vita che ti ho donato facendo errori evitabili, perché non hai ascoltato la tua coscienza e quella mia.

Tu sei il figlio, la figlia  perfetto/a per me, e per la mia crescita, perché anche la mamma, non smetterà mai di crescere e in qualche modo anche tu contribuisci a completare la mia educazione”

 Ai miei figli Gianluca e Benedetta.

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