Esce oggi nelle sale “La morte legale”: il documentario su Sacco e Vanzetti

di Chiara Moccia

La morte legale

Tutti sanno quanto sia semplice emozionarsi guardando un film toccante, quanto le sensazioni vissute dai personaggi entrino in contatto con quelle dello spettatore, facendolo sentire parte integrante della storia e vettore attivo della trama a cui sta assistendo. Ciò succede in modo ancor più marcato se il film tratta di un argomento delicato come accade in “La morte legale”, dedicato alla tragica storia di due italiani, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, condannati a morte per il loro essere anarchici nel 1927 a Boston.

Innocenti capri espiatori selezionati dal governo americano per reprimere i dissensi politici, sono diventati simbolo di libertà e giustizia e la loro vicenda è ripresa con straordinaria sensibilità dal regista Giuliano Montaldo nel film “Sacco e Vanzetti”, che immediatamente si erge a manifesto contro la pena di morte. Chi non ricorda le parole commosse del regista riguardo il successo del proprio film: “La nostra sofferenza per l’intolleranza ci ha portato a realizzare questo e anche Giordano Bruno, Gott Mitt Uns e Gli occhiali d’oro. L’intolleranza è la madre di tutte le sciagure. Sono rimasto fortemente emozionato quando ero presente a Boston e il governatore Dukakis ha deciso che era la giornata della riabilitazione di due italiani, grazie al film che ha smosso il loro ricordo. Ricordo un assalto bellissimo dei giovani ai cinema, dove tre giorni dopo l’uscita hanno dovuto fare uno spettacolo in più all’una di notte per la gente rimasta fuori. Un giorno eravamo a Berlino per parlare con un produttore di un progetto che poi purtroppo non si è fatto e per strada c’era una manifestazione studentesca. Un poliziotto ci ha fermato e ci siamo accorti che tutti cantavano “Here’s To You, Nicola and Bart”.

Ad un film che ha avuto un’eco così ampio, è dedicato il documentario “La morte legale”, firmato da Silvia Giulietti e Giotto Barbieri, a 50 anni dalla proiezione di “Sacco e Vanzetti”, per celebrare il cinema d’altri tempi ma al contempo per ricordare quella tragica storia che ha segnato l’opinione pubblica, italiana e non, e che ha reso due innocenti il simbolo della libertà, della lotta contro l’ingiustizia, della morte a favore di un ideale.

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