Firenze, a Palazzo Medici Riccardi “Obey. Make art not war”

Un vero e proprio viaggio visivo che incrocia quattro temi: donna, ambiente, pace e cultura. A Firenze, a Palazzo Medici Riccardi, fino al 20 ottobre 2019, la street art di Shepard Fairey in arte Obey diventato celebre per aver tracciato la campagna elettorale di Barack Obama. 

di Elisabetta Corsi

Nel trentennale dell’inizio della sua attività lo street artist Shepard Fairey in arte Obey sbarca a Palazzo Medici Riccardi, nel cuore di Firenze, con la mostra “Obey. Make art not war”. Un vero e proprio viaggio visivo che incrocia quattro temi: donna, ambiente, pace e cultura ricreando nel museo una passeggiata nella notte metropolitana.

A tal proposito si sono espresso Gianluca Marziani, curatore della mostra dichiarando: “Abbiamo voluto inseguendo i quattro temi individuati, temi legati all’ambiente, alla pace, alla figura della donna quelli che sono un po’ i nodi importanti dell’aspetto più etico di Obey che si è distinto anche in questo, non soltanto per il famoso poster di Obama ma per tutta una serie di critiche sociali, che lui ha avanzato utilizzando questo linguaggio visivo macroscopico e impattante. Noi abbiamo voluto qui in mostra portare una serie di segni che in qualche modo raccontassero queste sfaccettature e questi aspetti di Obey. Abbiamo cercato di mettere mano a una sorta di narrazione della mostra cercando di costruire la mostra come un racconto visivo da cui uscire con delle suggestioni”.

Anche il commento del sindaco di Firenze, Dario Nardella non si è fatto attendere: “Una mostra che mette al centro l’impegno per gli artisti per la politica, per le grandi sfide etico civili. Oggi, gli artisti non possono non schierarsi di fronte a sfide drammatiche e decisive, come quelle dell’ambiente e la lotta al cambiamento climatico, quello delle guerre che aumentano invece di diminuire che provocano insieme ai disastri naturali, fenomeni di migrazione impressionanti. I diritti civili e di libertà, le condizioni della donna, insomma l’arte di Obey che richiamano il filone della street art e della poster art, è un arte che dice qualcosa, che parla alle coscienze, un arte impegnata, un arte che si schiera”.

La mostra iniziata l’8 luglio proseguirà fino al 20 ottobre 2019 con grandi opere e piccole serigrafie dal messaggio pacifista ed ecologista, che stimoleranno riflessioni su temi umanitari, passaggi esistenziali, su utopie sociali e i valori al di sopra delle leggi. Un buon modo non solo per fruire del piacere dell’arte ma anche per riflettere sul mondo che ci circonda.

Un artista reso celebre per aver tracciato la campagna elettorale di Barack Obama, trasformando l’immagine del futuro presidente degli Stati Uniti in un’icona tra le più riconoscibili al mondo, un manifesto dal nome “Hope” che rappresentava il volto di Obama in quadricomia. Il manifesto apparve sempre nella campagna elettorale del 2008, con altre due scritte: “Change” e “Vote”.

Il critico d’arte Peter Schjeldahl ha definito il poster “la più efficace illustrazione politica americana dai tempi dello zio Sam”.

Il comitato elettorale di Obama non ufficializzò mai la collaborazione con Fairey ma una volta eletto lo ringraziò in una lettera per il supporto creativo. La lettera si conclude così: “Ho il privilegio di essere parte della tua opera d’arte e sono orgoglioso di avere il tuo sostegno”.

Il ritratto “Hope” è stato acquisito dalla National Portrait Gallery degli Stati Uniti a Washington per entrare a far parte della collezione permanente.

Figlio di un medico e di una agente immobiliare, Fairy cresce nella Carolina del Sud, compie studi artistici e nel 1988 si diploma presso l’Accademia d’Arte. Nel 1989 il suo esordio nel mondo artistico realizzando l’iniziativa “Andre the Giant Has a Posse” disseminando sui muri alcuni adesivi che riproducevano il volto del wrestler Andrè the Giant. Lo stesso Fairey aveva spiegato che non vi era nessun significato nella scelta del soggetto e che il senso della campagna era di produrre un fenomeno mediatico per far riflettere i cittadini sul proprio rapporto con l’ambiente urbano.

Autore anche della riprogettazione della mascotte Mozilla dell’omonimo browser, Fairey appare anche nel documentario di Banksy sull’arte urbana “Exit Through the Gift Shop”.

Socio fondatore dello studio di design BLK/Mrkt Inc. da 1997-2003, specializzato in campagne marketing di grande impatto. Nel 2003 ha fondato l’agenzia di design Studio One con la moglie Amanda, creando anche le immagini per le copertine degli album di artisti di prim’ordine, tra cui The Smashing Pumpkins, Led Zeppelin e Anthrax. Nel 2004 ha prodotto una serie di manifesti “anti guerra, anti Bush” per una campagna di arte di strada.

La mostra è prodotta e organizzata da MetaMorfosi, in collaborazione con Spirale d’idee, dedicata a Pina Ragionieri, storica direttrice di Casa Buonarroti a Firenze, profonda conoscitrice e studiosa di Michelangelo ma al contempo affascinata dall’arte contemporanea.

Un ringraziamento a colei, che scomparsa pochi mesi fa era stata spesso al fianco di MetaMorfosi, come preziosa collaboratrice in molte iniziative.

Palazzo Medici Riccardi è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19, tranne il mercoledì.

Per maggiori informazioni: www.palazzomediciriccardi.it; www.musefirenze.it

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