Gli eccessi emotivi e l’equilibrio

Possibile che l’equilibrio si percepisca dopo aver toccato un eccesso?

di Francesca Pegozzo

Avrai sentito anche tu, in questo ultimo periodo, delle persone che si lamentano del troppo caldo. Poi c’è chi contrasta e dice quanto invece, per lui o lei, sia straordinariamente bello questo caldo. Quasi non riusciamo più a riconoscere gli eccessi. Ognuno per propria necessità ha una sua stazione climatica di preferenza. Accade anche con le emozioni.

Stamani mi sono svegliata, finalmente ristorata da un sonno filato e non sofferto per la troppa umidità. Mi sono recata in terrazzo, accarezzata dal vento fresco e tiepido allo stesso momento.Gli uccellini erano in volo nel cielo e non a terra a ridosso dell’ombra degli alberi. Il cielo molto terso, un sole invadente dalla luce ma non dal suo calore.

Ecco, mi sono detta: questo è un equilibrio.

Possibile che l’equilibrio si percepisca dopo aver toccato un eccesso?

Si ha davvero da attraversare un picco massimo, per comprendere che cosa vuol dire per la nostra sanità morale, mentale o fisica, vivere in equilibrio?

Mi viene in mente Vasco Rossi con “Vita spericolata”.

Nel cuore dell’essere umano, quali bisogni ci sono?

Parlavo con mio figlio e gli ho proprio detto che ci vorrebbe un clima equilibrato, un caldo che ti possa accompagnare al mare vivendo finalmente le sue acque come un gioco che ci si può permettere, e non come una necessità di sopravvivenza Un caldo che ti accompagna in montagna per i più intolleranti al pizzicore del caldo e giocare tra canotte giornaliere e maglioncini serali. Purtroppo non ho ancora la capacità di controllare il clima (sorrido).

Chi ama gli eccessi? Chi vive negli eccessi. Chi esclude una cosa dall’altra. L’equilibrio è una questione di integrazione, di miscelazione.

Il clima non possiamo deciderlo, e grazie alla sua giusta natura, questa volta mi ha aiutato ed ispirato a fare queste ipotesi.

A tal proposito considerando gli eccessi, i rappresentati delle dicotomie essendo: notte e giorno, caldo e freddo, bianco e nero e così via….

Che cosa abbiamo da imparare?

In questa separazione non mitigata ancora, l’esagerazione, da una parte, prende il sopravvento e ci fa desiderare il suo contrario all’ennesima potenza. E per esorcizzare il malessere precedente, abbiamo da potenziare la contro parte sempre a livelli superiori.

Se parliamo in termini di emozioni o di malessere: Quando stai male, il desiderio immediato qual è? Ovviamente quello di star bene.

E per star bene si scappa da ogni condizione che ci possa trattenere in ciò che non desideriamo faccia parte della nostra vita. Tanto frustrati siamo, tanto la nostra corsa ci vuole all’opposto del malessere.

Siamo sicuri che è così che si trova l’equilibrio?

La riflessione importante, non è quanto mi faccia star male questa situazione, ma perché sto soffrendo. Perché sto vivendo questo? Che cosa ho da imparare? Fuggire, rinnegare il nostro malessere ci riconduce esattamente sempre più verso il suo nucleo.

Nel vivere le stagioni con picchi di temperature eccessive, sia in estate che in inverno ci sta mostrando in realtà come imparare ad adattarci a quello che ci propone madre terra. Adattarsi significa prendere atto di ciò che stiamo vivendo e realizzare tutti quei meccanismi per restare noi in equilibrio, senza che agenti esterni possano prendere il sopravvento. La vita è la medesima cosa.

Climatizzare la nostra vita significa sapersi adattare a ciò che lei ci propone, utilizzando le nostre risorse interiori, la nostra intelligenza, la sensibilità, la motivazione di procedere con equilibrio. E mai smetterò di dire che la felicità è l’equilibrio.

Nella vita succederà sempre qualcosa di destabilizzante che farà oscillare la nostra trave, quella che regge i nostri passi, o da una parte o dall’altra.

La scelta è nostra di dove collocarci. Ecco la scelta necessità tempestività per non restare troppo nella frustrazione. Ci vuole una mente lucida, ci vuole un cuore intelligente e ci vuole coraggio per continuare il viaggio della nostra vita con questi presupposti. Siamo qui per imparare ad essere felici, perché nessuno ce l’ha mai insegnato. Siamo qui per imparare a vivere portando attenzione al nostro equilibrio indipendentemente dai fattori esterni. Siamo qui per capire che proprio i fattori esterni sono dei validi maestri che ci insegnano ad essere equilibristi strategici nei passi della vita.

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