Il Karma, una legge intelligente!

Il Karma spiega che esiste un senso, una causa a ciò che ci succede, di qualsiasi entità. C’è un senso genetico, c’è un senso inconscio,c’è un senso nell’anima.

di Francesca Pegozzo

Karma | Foto: Ragguagliami

Oggi più che mai c’è bisogno di conoscere la realtà e di sfatare i falsi miti.E sempre più che mai c’è bisogno di essere instancabili davanti alla ricerca personale su qualsiasi argomento.

Spesso mi ritrovo davanti persone che si lamentano perché si sentono sfortunate. Di fronte a certi imprevisti,traumi improvvisi che stravolgono la vita,posso restare sorpresa anch’io.

Ed è proprio per non farmi trovare disarmata davanti alla vita che cerco di rintracciare il senso di ciò che mi accade. Questo è uno dei pochi e validi modi per cercare di “restare a galla”, nei momenti di tempesta.

Voglio parlarti del Karma. Filosofia indiana. Gradisco di più collocarla nelle innumerevoli leggi dell’universo. Il Karma è una legge, quell’insieme di regole che corrispondono e aderiscono perfettamente ad un dictat: causa ed effetto. Azione e reazione. Input risposta. Il Karma è la legge della conseguenza logica e ci richiama ad intervenire sulla nostra consapevolezza.

Viene spiegata in vari modi, ma mai che sia alla portata quotidiana per sfatare quella sfortuna che pare ci paralizzi e ci porti alla rassegnazione. Lo stesso Gesù evidenziò questa legge, ma non la definì del Karma. “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Non era una insegnamento per indurre la gente ad essere educata o ad essere più consapevole, non solo.

Dietro alla legge aurica di Gesù, un ever green direi, c’è un significato che corrisponde alla legge del Karma. “Tutto ciò che tu farai ad altri e che non gradiresti nei tuoi confronti, smetterai di farlo quando inizierai a comprendere che sei l’artefice di ciò che potresti subire”.

Faccio un esempio semplicissimo: Ci sono persone che si lamentano dei pettegolezzi che vengono fatti a loro nome. Secondo te perché avviene questo? È matematico che questa persona faccia pettegolezzo su altri. Altro esempio: Una persona non è affidabile come cliente e non mantiene gli appuntamenti prefissati o gli impegni. Di conseguenza si lamenta perché le manca lavoro e i suoi clienti non sono attendibili. Può anche non esserci una contemporaneità. Nel senso che anche in passato posso aver commesso qualcosa di sgradevole, che oggi lo sperimento in modo esattamente preciso su di me.

Allora, è difficilissimo mettersi in discussione ed essere onesti con se stessi, ma l’energia funziona esattamente così. Vengo tradito? Significa che ho tradito. Vengo deriso? Significa che ho deriso. Qualsiasi cosa accada nella mia vita lo permetto io, ne sono l’autore segreto. Questo rivela la legge del Karma.

Quando siamo nel nostro massimo dolore di persone tradite, lì comprendiamo, almeno così dovrebbe essere, cos’ha provato chi abbiamo tradito. In questo caso ho segnalato la ferita del tradimento: non significa solo essere traditi sessualmente, ma anche moralmente, essere stati presi in giro, traditi nella fiducia e via dicendo. Il pacchetto è completo e fatto di molte sfaccettature, ma sempre a tale ferita corrisponde. Provando su se stessi, sentendo noi le situazioni, possiamo imparare cosa ripetere e cosa no.

La mente umana nei grandi e stravolgenti traumi può farci prendere tre strade. Continuare a ripetere, per vendetta personale, ciò che è stato inflitto; Non sopportare tale dolore e cercare di annullare la propria esistenza; Correggere ciò che è stato, senza ripeterlo, senza auto danneggiarsi, comprenderlo e lasciarlo andare. O mettersi a servizio di chi ha subito lo stesso trauma.

Non si sceglie normalmente quale strada prendere, l’inconscio e il livello di sopportazione del trauma ci guidano verso una delle prime due strade.

La terza opzione,nonostante si rifaccia ad un atto di consapevolezza, comunque porta degli strascichi inconsci di dolore, ma, chiaramente, si rifà all’evoluzione della specie. Correggere significa che non verrà ripetuto più quel dolore e quella situazione, non solo nella famiglia, ma le informazioni  nuove, si stratificano anche nell’inconscio collettivo.

A volte non riusciamo a riconoscere subito il senso di ciò che viviamo, ma da qualche parte c’è. Il Karma spiega che esiste un senso, una causa a ciò che ci succede, di qualsiasi entità. C’è un senso genetico, c’è un senso inconscio,c’è un senso nell’anima.

Senza andare nel trascendentale, restiamo nella parte genetica. Che ci piaccia o meno siamo qui per evolvere la specie e più nel dettaglio, la nostra genesi, la famiglia di nostra appartenenza. Evolvere, significa sistemare, correggere ciò che i nostri antenati non sono stati in grado di fare. Tutta la loro vita si trova nel nostro DNA, con risorse, vantaggi, insegnamenti e capacità acquisite ed anche ciò che è ancora da equilibrare, possa essere nel lavoro, o nella relazione con il denaro o nella relazione sentimentale e così via.

Se abbiamo avuto un antenato scorretto, ci facciamo carico del suo comportamento e verremo trattati con scorrettezza. È la regola della fedeltà familiare, dell’unione. Nel codice della vita si prosegue con “Nessuno escluso”. Chiunque faccia parte della mia famiglia vuole essere ricordato, e nei modi anche più bizzarri e disfunzionali. Quante a volte si dà ad un neonato il nome di un nonno? Esattamente per ricordare il nonno. Questo funziona sempre anche senza dare un nome.Se proviamo a pensare quanti convinzioni si sono create anni addietro, e hanno sviluppato un impatto emotivo con il denaro e specialmente con il lavoro, avremmo già degli indizi su cui lavorare.

Altro esempio: Se nella famiglia della mia nonna materna, erano anni di guerra, vi era povertà, si è vissuta la sicurezza personale in relazione al denaro o al lavoro, oggi, nella mia vita può verificarsi che la mia esistenza dipenderà dal denaro, e ne diventa la mia sicurezza personale. Biologicamente è uno schema di sopravvivenza, quindi inconsciamente so che, per sopravvivere, il denaro è l’unica speranza.

Si chiamano memorie di fedeltà ed emotive. Fedeltà perché la famiglia è la nostra genesi, è la mia appartenenza e deve essere onorata nel bene e nel male per intenderci. Queste memorie si possono vedere nelle cellule, sono dei segni proprio in questo piccolo organismo e si chiamano,in epigenetica, tag cellulari.

I programmi o nuovi tag cellulari non solo ci sono in linea genetica, ma possono formarsi anche per schok e traumi vissuti in questa vita. La cellula li scheda o meglio scheda la situazione di pericolo associandone un’emozione, e registriamo un altro programma di salvavita per la specie. Quello che è ora di comprendere è che il programma di sopravvivenza è nel cervello rettiliano, quello più antico. La conoscenza di tutto questo meccanismo abbinato ad una ricerca di queste registrazioni grazie ad un professionista, ci porta nella neo corteccia del cervello, la parte consapevole e di evoluzione emotiva ed umana.

La nostra vita è una perfetta equazione e a volte la causa è così lontana nel tempo, che si perde il senso dell’effetto. Quello che l’essere umano fatica a sopportare è il dolore. Mi riferisco a traumi che generano drammi enormi.

La sofferenza crea, a lungo andare, un corpo energetico che si chiama corpo di dolore. La nostra interezza continua ad essere profondamente turbata da ciò che è successo e a volte ne siamo consapevoli altre no.. Siamo punibili? Dobbiamo scontare qualcosa allora?

Penso che la conseguenza logica non debba risentire di influenze emotive.

La biologia ci spiega che c’è chi si fa carico per tutti, nella propria famiglia, per risolvere una situazione che geneticamente si protraeva da moltissimo tempo. Come spiegato prima.

Il nuovo paradigma prevede di riuscire a comprendere delle spiegazioni che apparentemente sembrano ingiuste.

La grande prova in questa nostra vita è scavare in profondità, sui nostri pensieri, emozioni, convinzioni e credenze, per capire realmente chi siamo, cosa abbiamo imparato, cosa abbiamo da sistemare per onorare chi c’è stato prima di noi e che ci ha permesso di vivere, per i nostri figli, e per le nostre comunità, senza più dare colpe a mistiche sfortune, ma facendo un atto di responsabilità attraverso la conoscenza

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