Il “Mostro di Firenze” e quella prova nascosta che potrebbe dare una svolta decisiva alla tragica vicenda

di Chiara Moccia

Pietro Pacciani

Possibile svolta nell’inchiesta che si è occupata di uno dei più tragici casi della cronaca nera italiana: gli omicidi del Mostro di Firenze. Dopo 33 anni viene allo scoperto una prova nascosta che potrebbe ribaltare l’intero caso: un proiettile, mai rinvenuto prima, nel cuscino della tenda della coppia francese uccisa agli Scopeti nel 1985.

Era il 21 agosto 1968 quando l’Italia venne svegliata da una notizia sconcertante: un duplice omicidio a Signa aveva sconvolto l’opinione pubblica; Antonio Lo Bianco e Barbara Locci erano stati uccisi mentre erano in macchina con dei colpi alla testa, mentre il figlio di lei di soli 6 anni dormiva nei sedili posteriori. Quello fu il primo di otto duplici omicidi che si protrarranno nel corso di ben 17 anni, e le vittime furono tutte coppie che si appartavano nelle proprie auto in zone isolate della campagna fiorentina per avere un po’ di intimità. La vicenda ebbe un risalto mai visto prima perché fu il primo caso nella penisola di omicidi seriali riconosciuti come tali, creando una vera e propria immagine di un mostro pronto ad uccidere a sangue freddo. Vennero condannati Pietro Pacciani e i cosiddetti “compagni di merenda” Mario Vanni e Giancarlo Lotti. Ma ora, dopo 33 anni, un risvolto nelle indagini del tutto inaspettato.

È stato ritrovato infatti un reperto sconosciuto, l’ogiva di un proiettile, un anno fa e ora il PM Luca Turco sta valutando i risultati delle perizie su questa prova celata per anni. Il proiettile riguarda l’ultimo degli otto omicidi, quello degli Scopete, avvenuto a Signa la notte dell’8 settembre 1985, che vide Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili uccisi con una pistola.

Il luogo degli omicidi

La nuova inchiesta ha costretto a riprendere in mano le indagini, esaminando il cuscino della tenda delle due vittime da cui è stato ricavato il proiettile andato a vuoto da cui si potrebbero analizzare tracce di DNA con i nuovi strumenti, sicuramente più efficaci di quelli di 33 anni fa.

Sarà necessario accertare se l’ogiva sia di un proiettile sparato dalla stessa calibro 22 Beretta mai ritrovata del mostro o da un’altra arma, cercando un modo per chiudere definitivamente questo evento macabro e tragico che per 17 anni terrorizzò il Bel paese.

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