“Il teatro è espressione di vita”, intervista con Gianluca Masone

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“Nella vita ho capito che le cose vengono a noi se siamo pronti e predisposti ad accoglierle, pertanto vivo le mie giornate facendo particolare attenzione a ciò che arriva sul mio cammino per accoglierlo e metterlo in pratica”.

di Daniela Merola

Gianluca Masone

Gianluca Masone è attore teatrale, regista, esperto di comunicazione scenica e insegnante di dizione oltre che formatore teatrale. Nel 2000 si diploma all’Accademia Teatrale del Teatro Politeama di Napoli con i maestri Guglielmo Guidi e Maria Cristina De Miranda. Nel 2003 inizia la sua avventura come formatore teatrale presso alcuni istituti scolastici del territorio partenopeo. Nel 2006 fonda un laboratorio di ricerca teatrale e formazione dell’attore, “A.LI”, arte libera e patrocinato dalla Regione Campania. Ha portato in scena come regista e attore alcuni testi importanti come “Giovanna D’Arco, eroina e visionaria” di Masone-Paggio, “Tutte li femmine di Pullecenella” di Lucia Stefanelli Cervelli, “Oedipus” di Masone e tanti altri testi. Oggi la formazione teatrale è la sua principale attività che porta in giro in varie sedi. Ha creato per il web il format #parliamone dove vuole dare uno sguardo reale al mondo che ci circonda, portando il format in versione live anche presso l’Hotel Napoli Mia in via Toledo.

– Gianluca Masone, grazie per l’intervista. Ci racconti  innanzitutto come nasce la sua passione per il teatro.
Daniela Merola innanzitutto grazie a Lei per lo spazio e il tempo che sta dedicando a me e alla mia ‘vocazione’ per il teatro, perché più che  passione, la mia è stata una vera e propria ‘vocazione’. Qualcosa che è nato dentro di me in maniera del tutto spontanea e che ha da sempre  ‘preteso’ di venir fuori dando voce e corpo alle mie emozioni, soprattutto a quelle più profonde che covano silenziose dentro me, in attesa di essere donate.

– Come è stata la sua esperienza di formazione presso il Politeama di Napoli?
Quella della formazione è stata un’esperienza che mi ha permesso di attuare un ‘viaggio interiore’ che mi ha rafforzato caratterialmente e non solo, permettendomi di scoprire un mondo meraviglioso quale il teatro. È stata una esperienza unica, ‘magica’, che non cancellerò mai dal mio cuore e dalla mia anima anche grazie ai miei maestri Guglielmo Guidi e Maria Cristina De Miranda verso cui ho, ed avrò sempre stima e riconoscenza per tutto ciò che mi hanno insegnato. Dopo la formazione in accademia, i miei studi sono continuati con altre due grandi personalità del teatro: Gianni Spataro e Lucia Stefanelli Cervelli. Grazie a loro ho avuto la possibilità di conoscere e approfondire tecniche del Teatro di Parola muovendo i miei primi passi in un altro mondo affascinante quale la regia.

– Secondo lei per chi vuole recitare è importante frequentare dei corsi di recitazione?
Parto dal presupposto che, almeno secondo il mio punto di vista, la recitazione è una ‘vocazione’, un dono naturale senza il quale è difficile farsi travolgere dalla ‘magia’ del palcoscenico. Detto ciò, credo che sia di fondamentale importanza essere guidati da validi maestri che, grazie alla loro competenza ed esperienza nel settore della formazione teatrale, riescono a tirar fuori e ad affinare, appunto, il talento naturale e le doti artistiche degli aspiranti attori. Lo studio è fondamentale, occorre capire e far capire che quello dell’attore è un mestiere come tutti gli altri e, come tale, necessita di conoscenza, formazione.

– Quanta determinazione e voglia hanno oggi i giovani di imparare l’arte difficile del raccontare e dello stare su un palcoscenico?
Io sono sempre fiducioso e credo molto nella determinazione dei giovani, ma da sola non basta, occorre che sia affiancata da situazioni che consentano loro di accrescerla sempre più, ma con fatti concreti e non false speranze. Io ‘vivendo’ quotidianamente tra i giovani grazie alla conduzione di laboratori teatrali, mi accorgo sempre più del loro essere determinati e della loro voglia di mettersi in gioco. Forse, ci vorrebbe più spazio per loro, più possibilità per mettersi in gioco, soprattutto più fiducia permettendogli di ‘alzare’ i più importanti sipari della vita in un clima fatto di ‘ascolto’, ‘confronto’ e ‘rispetto’ reciproco. In alcuni casi esiste ancora, da parte di alcuni formatori, l’espressione ‘Ipse Dixit’ chiudendo a priori ogni possibilità di replica da parte dei discenti. I paraocchi, lasciamoli ai cavalli!

– Lei è un performer a tutto tondo ed un insegnante molto scrupoloso. Cosa ritiene sia essenziale possedere per riuscire a padroneggiare la scena?
Credo che per padroneggiare la scena, oltre ad avere le competenze, occorra avere soprattutto il il – coraggio – di mettersi in gioco con determinazione e consapevolezza senza alcun timore del giudizio altrui, anzi, il giudizio altrui, se espresso con intelligenza e consapevolezza, deve essere motivo di ulteriore  crescita e miglioramento personale e professionale. Questo pensiero, ormai, è diventato il mio stile di vita che mi accompagna quotidianamente. Sono sempre pronto ad apprendere cose nuove (nel bene e nel male) dagli insegnamenti ‘involontari’ che ricevo ogni giorno dagli altri.

– In questa epoca fatta di pressapochismo e superficialità cosa le manca dell’insegnamento dei grandi maestri del passato?
Mi manca soprattutto il periodo in sé e poi il confronto costruttivo ‘incorniciato’ dal rispetto delle idee e soprattutto della sensibilità.

– Ha creato per il web il format #parliamone. Come usa le potenzialità enormi del web per trasmettere il suo messaggio di cultura teatrale?
Credo che tra me e il web ci sia un uso reciproco delle nostre potenzialità. Da un lato mi permette di dare libero spazio alle mie ‘creature’ artistiche e culturali tra cui il web format #parliamone, dall’altro, invece, lui utilizza me per riempire i suoi spazi. Così facendo, i messaggi si veicolano in una ‘gestita’ autonomia fino a raggiungere le persone realmente interessate a ricevere quel determinato messaggio.

– Gianluca, i tuoi progetti futuri quali sono se me ne puoi dare un piccolo cenno e i tuoi obiettivi lavorativi.
I miei progetti futuri sono sempre legati a quelli presenti, alla loro crescita ed evoluzione. Nella vita ho capito che le cose vengono a noi se siamo pronti e predisposti ad accoglierle, pertanto vivo le mie giornate facendo particolare attenzione a ciò che arriva sul mio cammino per accoglierlo e metterlo in pratica. Spero arrivino sempre, o quasi sempre, cose positive che mi permetteranno, un giorno, di raggiungere un mio ambizioso obiettivo che vive in sordina e che svelerò se e quando lo raggiungerò.

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