Il Venezuela e quella maledizione dell’oro nero che stritola i poveri

“Venezuela, la maledizione del petrolio”. Il documentario andato in onda su Sky che accende i riflettori su un popolo “alla fame” travolto dal Coronavirus e da una crisi economica, sociale e politica che ha sprigionato un’emergenza umanitaria.

di Renato Aiello

Le prime immagini di “Venezuela, la maledizione del petrolio”, documentario andato in onda in questi mesi in esclusiva su Sky al canale 407 History Channel e che merita una visione attenta e partecipata, sono gli scaffali vuoti di magazzini e supermercati.

In piena quarantena e con l’esperienza fatta quasi da tutti al supermercato di turno, preso d’assalto a ogni DPCM e diretta Facebook del Premier Conte, si può pensare immediatamente agli effetti del Covid19 in Sudamerica, colpito duramente nelle ultime settimane e nuovo epicentro mondiale della pandemia da coronavirus.

Eppure non è così. Quella del contagio da Sars-cov 2 è solo l’ultima calamità che ha travolto il Venezuela nel 2019, piagato già da una crisi economica e sociale spaventosa, nonché politica, visto lo scontro ai vertici istituzionali senza precedenti.

Nella piccola Venezia sudamericana (dalla città lagunare deriva infatti il suo nome) i supermarket sono vuoti perché le risorse sono al limite, le derrate scarseggiano, la gente riceve infatti una scatola di provviste mensilecomprensiva anche di un pacco di pasta e sugo, per un mese e per un’intera famiglia: un vero scandalo agli occhi del mondo. Soprattutto se si pensa all’immensa ricchezza dei giacimenti di petrolio di un paese che viveva fino a pochi decenni fa un piccolo miracolo economico, e un livello di prosperità procapite invidiato da tutti i cugini del continente.

Il film, diretto da Emiliano Sacchetti, ci porta nelle strade di Caracas, lungo la frontiera con la Colombia e in alcuni dei barrios più violenti al mondo, intrecciando storie di venezuelani che sono stati costretti a partire (o che si rifiutano di andarsene) con quelle dei principali attori politici, economici e sociali del panorama internazionale.

Attraverso testimonianze e pareri di esperti del settore, il documentario, che si avvale della fotografia di Marco Pasquini, della presa diretta di Juan Manuel Lopéz Moreno, del montaggio di Carlotta Marrucci e della consulenza giornalistica di Giulia De Luca, ripercorre le tappe dell’attuale crisi venezuelana, alimentata da una cattiva gestione della ricchezza petrolifera e dagli scontri politici in atto tra il governo in carica e l’opposizione.

Mentre le superpotenze mondiali si schierano al fianco di Maduro o di Guaidó, seguendo i propri interessi personali, è il popolo venezuelano a fare le spese dei diversi giochi di potere in atto, in una crisi umanitaria terrificante.“Venezuela, la maledizione del petrolio” cerca di fare il punto su una di quelle che Galeano definì las venas abiertas de América Latina: un emblematico case-study di geopolitica internazionale in cui Stati Uniti, Russia, Cina ed Europa (UE mai con una sola voce, come si può ben ricordare dalle diverse posizioni delle potenze europee, e addirittura dalla dicotomia nello stesso governo italiano del 2018-2019, il primo Conte di Lega e Cinque Stelle) speculano sul caos, da sempre occasione per far emergere i propri interessi economici.

Il Sudamerica resta d’altronde il giardino di casa statunitense, fin dalla dottrina Monroe, ma in un mondo multipolare e a tratti nuovamente bipolare (allo scontro USA – Russia si alterna quello USA – Cina, esacerbato poi dal covid19 in questo 2020) le superpotenze planetarie giocano sempre più a fare i gangster sui piccoli paesi, come sosteneva Kubrick. E la nazione bolivariana purtroppo non fa eccezione.

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