“La ragazza della fontana”, il libro di Antonio Benforte sulla perdita dell’innocenza

Giovedì 17 gennaio la presentazione in Piazza Catello Baronale di Acerra (NA).

di Renato Aiello

Antonio Benforte | Foto: Renato Aiello

Nuovo appuntamento per “La ragazza della fontana”, romanzo di Antonio Benforte edito da Scrittura e Scritture, che dopo Napoli e Castellammare di Stabia fa tappa ad Acerra, paesino in Provincia di Napoli. L’autore, che è anche giornalista, esperto di comunicazione e social media manager, sarà ospite del quarto incontro della rassegna Pulcileggiamo giovedì 17 gennaio 2019. Nella cornice del Museo di Pulcinella nel Castello Baronale di Acerra, vera istituzione in città, Benforte infatti parlerà del libro con il giornalista Alessandro Tartaglione dalle ore 18 in Piazza Castello Baronale di Acerra (NA). 


La trama del romanzo si concentra sull’estate dei Mondiali di calcio del ’94, quelli persi dall’Italia contro il Brasile negli Usa, nella famosa finale di Pasadena in California sotto un sole torrido e dopo gli infausti rigori.
“La ragazza della fontana”

Tra le spensierate vacanze e le partite di pallone in pineta e i tuffi al mare da raggiungere con un pulmino sgangherato, si consuma il divertimento di cinque ragazzini di un paesino chiuso e ancora arretrato. Un centro cittadino diffidente verso il Capitano, il diverso, un uomo taciturno e solitario, che diventa presto bersaglio di scherno e di maldicenze, e da cui tutti sono invitati a tenersi lontano. Una sera d’agosto, però, le vite dei cinque amici sterzano bruscamente: una ragazza viene trovata morta nei pressi della fontana della piazza, quella che dà il titolo al libro. I legami si allentano e le amicizie, fino ad allora certezze, sono subito messe a dura prova da sottili ipocrisie e ataviche paure.

Un romanzo in cui si respira la vita vera di un gruppetto di adolescenti e del loro complicato mondo fatto di insicurezze e timori, che possono portare a scelte sbagliate o a seconde possibilità inaspettate. Perché ci vuole coraggio a essere se stessi, ma solo allora si comincia a vivere davvero, anche dopo aver perso l’innocenza.

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