Liberazione, 25 aprile: non un derby tra comunisti e fascisti ma la festa di tutti gli italiani

Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha fatto sapere che il 25 aprile non festeggerà la Liberazione. Stando alle dichiarazioni, pare non gli piaccia come la festa sia divenuta un “derby tra comunisti e fascisti”, una celebrazione che negli anni si è “tinta un po’ troppo di rosso”.

di Marco Marchesini

Roma. Vittoriano (Altare della Patria)

Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha fatto sapere che il 25 aprile non festeggerà la Liberazione, ma sarà impegnato altrove, a Corleone per la precisione, in Sicilia, per l’inaugurazione del locale commissariato di Polizia. Stando alle dichiarazioni, pare non gli piaccia come la festa sia divenuta un “derby tra comunisti e fascisti”, una celebrazione che negli anni si è “tinta un po’ troppo di rosso”, insomma: una vecchia questione di ben settantanni fa, un’anticaglia che bisogna oltrepassare.

Niente di nuovo, pare: le critiche del ministro si fanno sentire già dal 2014 e siamo abituati a vederlo faticare quando si tratta di condannare apertamente e senza mezzi termini (cosa che dovrebbe venire piuttosto spontanea) fascismi di vario genere e le derive delle ultradestre sempre più xenofobe e schierate.

Non si vuole certo alludere a qualche preferenza nostalgica e nascosta del vicepremier, ma è chiaro ormai lo schema della “politica dell’aliante”, quella che accoglie ogni polemica per raccogliere consensi a seconda di come tira il vento, che decide di credere a tutto e niente. Ma credo che il ministro abbia commesso una grossolana semplificazione (e non è una novità nemmeno questa) e anzi abbia contribuito a polarizzare ancora di più una vecchia querelle che in alcuni ambiti si accende ormai da anni.

Il 25 aprile non è una festa di una parte degli italiani, non è un derby in cui dobbiamo necessariamente schierarci. Che lo si voglia o meno, dacché siamo italiani e rispettiamo e ammiriamo la Costituzione, finché ne condividiamo i valori, soprattutto il più importante e fondativo di quel testo di più di settant’anni fa, ovvero la Libertà, il 25 aprile è la festa di TUTTI gli italiani, e il bello è proprio questa incredibile libertà che ci accomuna e che ci rende tutti festeggiati e tutti invitati. Quindi auguri anche a lei, ministro! E non si scordi che un anno fa giurò sulla Costituzione Italiana, la stessa che proprio all’inizio dichiara e ricorda che quella in cui viviamo è una Repubblica, che fin dalle prime pagine rammenta che poco prima di mettere per iscritto quelle parole che sancirono un vero traguardo conquistato con dolore e morte, quella non era una Repubblica, ma una dittatura.

Quello che festeggiamo il 25 aprile è uno dei valori più importanti che condividiamo come Paese e come cittadini, ovvero la Libertà, libertà di votare, di parlare, di pensare e soprattutto di dissentire.

Il 25 aprile festeggiamo la Liberazione da parte degli alleati e da parte di quei cittadini che non hanno mai smesso di dissentire e rivoltarsi, da parte dei partigiani (che, notizia dell’ultima ora, non erano solo comunisti!); festeggiamo la fine delle leggi razziali, la fine di un’infame repressione di una dittatura durata fin troppo a lungo; festeggiamo la fine dell’alleanza assurda e inaccettabile a fianco della Germania nazista; festeggiamo la democrazia e una pace anelata e finalmente conquistata. Soprattutto festeggiamo per non dimenticare cosa siamo stati, cosa abbiamo sbagliato e cosa abbiamo conquistato, per ricordare l’origine di tutto quello che ora diamo per scontato e incrollabile.

Quindi auguro a tutti gli Italiani un buon 25 aprile, a chi attende con piacere questa data per ricordare e celebrare la sua (e di tutti i suoi concittadini) fortuna, e a chi invece questo giorno lo vivrà con dispiacere rimpiangendo i suoi ideali passati dimenticandosi di averne acquistati di migliori e più fecondi; a chi trascorrerà la giornata nell’indifferenza e che si potrà permettere di dare la Liberà per scontata, e a chi la passerà colmo di gratitudine, godendo, grazie al confronto con un passato che fu l’esatto opposto dell’attuale presente, della sua libertà come gode del mite sole di primavera.

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