“L’imperatore di Atlantide”, al Salone del Libro di Torino la storia di uno spettacolo nello spettacolo più perfido della Storia

“L’imperatore di Atlantide di Viktor Ullmann e Petr Kien” raccoglie libretto, spunti di riflessione e analisi della partitura dell’opera lirica composta nel 1943-44 all’interno del ghetto nazista di Terezín.

“L’imperatore di Atlantide”

Lunedì 6 maggio (ore 21), nel programma delle attività del Salone Off – Salone del Libro di Torino, presso le Sale della Comunità Ebraica (Piazzetta Primo Levi, 12, Torino), verrà presentato “L’imperatore di Atlantide di Viktor Ullmann e Petr Kien”, a cura di Enrico Pastore e con un contributo di Marida Rizzuti, volume pubblicato per la prima volta in edizione bilingue da Miraggi Edizioni per la collana Janus-Giano.

Presenzieranno all’incontro, accanto a Enrico Pastore e a Marida Rizzuti, Enrico Fubini (musicologo), Isabella Amico di Meane (traduttrice), David Sorani (responsabile Cultura della Comunità Ebraica di Torino).

“L’imperatore di Atlantide di Viktor Ullmann e Petr Kien” raccoglie libretto, spunti di riflessione e analisi della partitura dell’opera lirica composta nel 1943-44 all’interno del ghetto nazista di Terezín. La città-fortezza a circa settanta chilometri da Praga diventò un campo di concentramento, un “ghetto modello” come fu chiamato dai nazisti, che lo utilizzarono a fini di propaganda non solo per ingannare le vittime, che in molti casi si pagarono la permanenza pensando di trovarvi la salvezza, ma anche l’opinione pubblica mondiale. Uno dei più perfidi spettacoli della Storia, Terezín. Un vero e proprio palcoscenico in cui i prigionieri, quasi tutti intellettuali e artisti, venivano costretti a fingere una vita normale tra caffè, concerti, teatri, scuole e biblioteche, prima di essere deportati ad Auschwitz. Nemmeno gli autori, il compositore Viktor Ullmann e il poeta e librettista Petr Kien scamparono al tragico destino, e fecero giusto in tempo a realizzare l’opera durante la prigionia nel ghetto, abbellito in occasione dell’ispezione della Croce Rossa Internazionale del 1944 per ingannare la delegazione sulle condizioni degli ebrei nel Reich.

Il saggio di Enrico Pastore ricostruisce non solo il contesto di produzione, i percorsi degli artisti, le difficoltà riscontrate, ma anche la simbologia dell’opera, dal valore artistico eccezionale per le circostanze in cui è stata creata. Complementare allo sguardo critico, analitico e storico sul contesto e sul libretto dell’opera di Enrico Pastore, quello di Marida Rizzuti, cui invece è affidata l’analisi della partitura.

“L’imperatore di Atlantide”, ritrovata e riportata a nuova vita nel 1975, riemerge come un vero e proprio atto di resistenza nei confronti del nazismo. Ullmann e Kien costruirono infatti uno dei pochi miti che il Novecento abbia prodotto, contrapponendo all’Atlantide cara alla Germania nazista, paradiso perduto della purezza ariana, una nuova versione del mito platonico, di una civiltà dissoluta che crolla in una notte e in un giorno. Gli autori, attraverso la visione della Morte che si rifiuta di uccidere, inscenarono profeticamente il crollo e la sconfitta del regime hitleriano.

In questo volume, che presenta il testo del libretto in traduzione italiana di Isabella Amico di Meane con l’originale tedesco a fronte, Enrico Pastore descrive in ogni suo necessario aspetto la storia di una di quelle rare opere liriche che hanno il potere di portare alla luce un frammento di verità abbagliante, che modifica sostanzialmente la coscienza che l’uomo ha di se stesso. Un’opera che possiede, quindi, nelle sue efficaci allegorie anche la capacità straordinaria di trasformarsi in paradigma del nostro tempo.

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