“Moebius, alla ricerca del tempo”, i disegni dell’artista francese al MANN di Napoli

Il grande fumetto ritorna al Museo Archeologico di Napoli dal 29 aprile al 7 settembre 2020 con la mostra dell’artista francese Jean Giraud, in arte Moebius, intitolata “Moebius, alla ricerca del tempo”.

di Daniela Merola

“Moebius, alla ricerca del tempo”

La mostra sarà inaugurata in occasione dell’inizio della ventiduesima edizione del salone della nona arte, ovvero il fumetto, il “Comicon” alla Mostra d’Oltremare di Napoli dal 30 aprile al 3 maggio 2020.

“Moebius, alla ricerca del tempo” sarà visitabile negli spazi della sezione preistoria e protostoria del Mann, aperta da pochi giorni È la cornice ideale per raccontare il concetto “tempo” che unisce, attraverso l’arte di Jean Giraud, passato e futuro. L’esposizione è stata presentata dalla compagna dell’artista, Isabelle Giraud, che gli è stato accanto fino alla morte avvenuta il 10 marzo del 2012 a 73 anni.

La donna ha creato la Moebius Production che sovrintende a tutte le iniziative che riguardano l’artista. La mostra al Mann celebrerà il legame di Moebius con l’Italia ed in particolare con Napoli, che era stata protagonista in passato di due racconti a fumetti: Vedere Napoli e Muori e poi vedi Napoli, ristampate qualche anno fa dalla Magic press nel volume “il mondo di Edena”.

La prima era formata da quattro tavole create nel 1987. La seconda storia a fumetti era più lunga ed era stata creata in occasione dell’ultima mostra di Moebius a Napoli nel 2000 a Città della Scienza.

Entrambi i fumetti raccontano il fascino della città che tutto trasforma in energia positiva. Era ciò che pensava l’artista di Partenope. La mostra al Museo Archeologico Nazionale proporrà un percorso spazio-temporale attraverso la maestria immaginifica dell’artista transalpino.

Ci saranno centinaia di opere tra fumetti, tavole, schizzi, acquerelli e tanto altro. Ci sarà anche un documentario sull’artista. Il luogo scelto per l’esposizione, la nuova sezione preistoria e protostoria, è perfetta perché crea un unico legame tra l’arte di Giraud e l’archeologia, materia amata da lui che riteneva l’unica in grado di portare luce alle storie di tutta l’umanità.

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