Nassiriya, Mattarella: “Attentato più grave subito dai nostri contingenti”

Italiani caduti a Nassiriya Funerali di Stato. Foto: Presidenza della Repubblica – Wikipedia

Il 12 novembre 2003 alle 10:40 ora locale, le 08:40 in Italia,  un’autocisterna scoppiò davanti l’ingresso della base MSU italiana dei Carabinieri a Nassirya, in Iraq. L’esplosione del deposito munizioni fu l’attacco più grave subito dal nostro esercito dalla fine della seconda guerra mondiale e costò la vita a 28 persone 19 italiani e 9 iracheni.

Gli italiani che persero al vita furono: i carabinieri Massimiliano Bruno (maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte), Giovanni Cavallaro (sottotenente),  Giuseppe Coletta (brigadiere),  Andrea Filippa (appuntato), Enzo Fregosi (maresciallo luogotenente),  Daniele Ghione (maresciallo capo), Horacio Majorana (appuntato), Ivan Ghitti (brigadiere) Domenico Intravaia (vice brigadiere), Filippo Merlino (sottotenente), Alfio Ragazzi (maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte), e Alfonso Trincone (Maresciallo aiutante). I militari dell’esercito: Massimo Ficuciello (capitano), Silvio Olla (maresciallo capo), Alessandro Carrisi (primo caporal maggiore), Emanuele Ferraro (caporal maggiore capo scelto) e Pietro Petrucci (caporal maggiore). I civili: Marco Beci (cooperatore internazionale) e Stefano Rolla (regista).

Il messaggio del Presidente Mattarella al Ministro della Difesa 

“In occasione della Giornata dedicata al ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace, rivolgo il mio deferente omaggio a tutti coloro che hanno sacrificato la vita, al servizio dell’Italia e della comunità internazionale. Quindici anni or sono il barbaro attentato di Nassiriya stroncò la vita a diciannove italiani, unitamente ai colleghi iracheni, nell’attentato più grave subito dai nostri contingenti schierati nelle missioni di pacificazione, condotte in tante aree di crisi e contro il terrorismo transnazionale. I militari e civili che, a rischio della propria incolumità, fronteggiano molteplici e diversificate minacce in tante travagliate regioni del mondo, sono l’espressione di un impegno della comunità internazionale che vede il nostro Paese credere fermamente nella necessità di uno sforzo unitario per la sicurezza e la stabilità, per l’affermazione dei diritti dell’uomo. Soltanto una intensa collaborazione tra i popoli può aiutarci a sconfiggere le tenebre della violenza e a offrire un futuro all’umanità. Con questi sentimenti, rinnovo la vicinanza ai familiari di ciascuno e partecipo al loro dolore”.

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