“Parliamo di rifiuti” di Meri Lolini e del loro impatto sulla società

di Daniela Merola

Meri Lolini

L’analista chimico Meri Lolini, anche scrittrice di grande spessore, dopo la presentazione di “Scegliamo consapevolmente” i tanti aspetti del cibo e “Il mostro vorace”, è ancora ospite di “Ragguagliami”. Con lei ho parlato di un argomento che coinvolge tutti i cittadini, i rifiuti e il loro smaltimento. In merito all’argomento Meri Lolini ha scritto il libro per Aracne edizioni “Parliamo di rifiuti”. Qui 

– Meri Lolini, grazie per l’intervista. Innanzitutto voglio chiederti perché in Italia l’argomento rifiuti è diventato un problema?

Il tema dei rifiuti  a mio avviso deve essere affrontato valutando i vari trattamenti ai quali possiamo sottoporre il rifiuto e quello che possiamo  ottenere dall’eventuale riciclaggio, senza sottovalutare il quantitativo che dobbiamo stimare, affinché queste operazioni siano economicamente vantaggiose. Tutte queste problematiche dovrebbero essere affrontate sia dal punto di vista tecnico-scientifico che da quello economico e valutare  la possibile ricaduta sia sull’ambiente che su la salute dei cittadini. Spesso assistiamo a valutazioni parziali e questo porta a scontri sia politici che economici, mentre sarebbe utile sia alla salute delle persone che  a quella dell’ambiente, che il tema fosse valutato e gestito in maniera multisciplinare.

– Ti voglio chiedere se sei favorevole o contraria al termovalorizzatore?

Inizierò rispondendo a questo quesito facendo notare che il termine termovalorizzatore  significa che la combustione dei rifiuti ha lo scopo principale quello di produrre energia che verrà “valorizzata” in molteplici modi come quella termica o quella elettrica. Quindi è chiaro che non c’è la combustione del rifiuto fine a stessa. Questi impianti sono soggetti ad una normativa che interviene su i controlli continui delle emissioni e dei controlli periodici delle ricadute sull’ambiente come suoli, campi destinati all’agricoltura ed allevamenti. Questi controlli sono reali e l’impianto è monitorato in maniera continua. Per quanto appena esposto sono favorevole al termovalorizzatore. In Italia abbiamo la città di Brescia che ha sia il teleriscaldamento che l’energia elettrica prodotta dal termovalorizzatore presente.

Entriamo nel tecnico Meri così tutti possono capire meglio. Definiamo un rifiuto e cosa c’è dentro un rifiuto?

Per rifiuto si intende un prodotto di attività antropiche che è un materiale di scarto o di avanzo e può essere  in forma solida o polverulenta, oppure liquida o come fango palabile. La normativa che regola questa materia è il Dlgs 152 del 3 aprile 2006 ed all’articolo 183 si definisce cosa si intende per rifiuto, mentre per  la normativa europea  c’è la legge 98/2008 ed anche qui esiste un articolo che definisce il rifiuto. In base alle provenienza il rifiuto viene classificato in RSU( rifiuto solido urbano), mentre  per quelli provenienti da attività industriali, artigianali o commerciali si ha una classificazione in Rifiuti Speciali o Rifiuti Pericolosi in base alle sostanze che contengono sia qualitativamente che quantitativamente. Questi materiali vengono sottoposti ad analisi chimiche per valutare la presenza delle sostanze in essi contenuti. Così viene attribuito loro un Codice Europeo dei Rifiuti (CER) e vengono classificati in speciali o pericolosi e per loro viene così deciso sia il modo di stoccaggio che di smaltimento. Le analisi sui i rifiuti riguardano sia il dosaggio dei metalli in essi contenuti che delle possibili sostanze cancerogene o sostanze radioattive fino quelle mutagene. Il rifiuto pericoloso contiene queste ultime sostanze.

– Il rifiuto umido, come avviene il compostaggio e il suo riciclaggio per un riutilizzo?

I rifiuti che vengono indirizzati all’impianto di compostaggio sono i Rifiuti Urbani Biodegrabili (RUB) dopo la raccolta differenziata, il verde come potature e scarti dell’agricoltura, i fanghi di depurazione ed infine gli scarti come sottoprodotti animali e dell’industria alimentare. Durante il processo di compostaggio abbiamo una diminuizione del volume di rifiuto da destinare alla discarica ed alla produzione di ammendante che verrà classificato con caratterizzazione chimica  in due possibili classi: AMMENDANTE COMPOSTATO VERDE (ACV) dove sono ammessi anche rifiuti organici come scarti di manutenzione del verde ornamentale, le alghe spiaggiate le sanse vergini. AMMENDANTE COMPOSTATO MISTO  (ACM ) dove sono ammessi rifiuti organici di provenienza urbana, rifiuti di origine animale ed anche i liquami zootecnici , rifiuti della lavorazione del legno e dell’industria tessile.

Il processo di biostabilizzazione del rifiuto porta alla produzione di un prodotto stabile dal punto di vista biologico, attraverso un processo di biossidazione della componente organica in un sistema impiantistico nel quale si effettua un pre-trattamento meccanico volto a separare la cosiddetta frazione “secca” (sovvallo) dalla frazione “umida” (sottovallo) dove si concentra il materiale organico. Questa viene sottoposta ad una stabilizzazione attraverso processi ossidativi da parte di microrganismi, mediante rivoltamento periodico, aerazione e bagnatura della massa, allo scopo di ottenere un prodotto il più possibile stabile dal punto di vista organico (ossia perdita della fermentescibilità). In alcuni casi il prodotto viene sottoposto anche un eventuale trattamento post meccanico.La biostabilizzazione può essere effettuata sia in presenza di ossigeno che in assenza di ossigeno ed avremo così due tiplogie di digestioni, quella aerobica e quella anaerobica.In entrambe si ha la degradazione della sostanza organica da parte di microrganismi. La digestione aerobica viene praticata nella produzione del composto, mentre con la digestione anaerobica si ha la produzione del BIOGAS che ha un contenuto di metano che oscilla tra il 50 ed il 60 %. Questo avviene in impianti dotati di reattori chiusi nei quali in assenza di ossigeno la sostanza organica contenuta nel rifiuto si trasforma in biogas dando luogo ad una fase surnatante ed una fase di “digestato” semistabilizzato che viene avviata al compostaggio con digestione aerobica. I due sistemi vengono scelti dopo valutazioni di tipo chimico fisico per ottenere una maggiore resa dal trattamento. L’integrazione dei sistemi sia aerobico che anareobico comporta notevoli vantaggi come una maggiore produzione di biogas, un maggior controllo dell’inquinamento olfattivo, una  maggiore compattezza della struttura impiantistica ed una minore produzione di anidride carbonica in atmosfera.

“Parliamo di rifiuti”

– Come si trattano i rifiuti in una discarica? Diciamo cos’è una discarica, come si costruisce e come viene controllata?

I rifiuti vengono collocati in discarica  con il  metodo dello stoccaggio definitivo per strati sovrapposti, allo scopo di facilitare  la fermentazione della materia organica in essi contenuta. Nella discarica si ha un processo di decomposizione della sostanza organica ad opera dei batteri anaerobici presenti e la produzione di percolato e biogas che se non venissero controllati sarebbero dei potenziali veicoli inquinanti sia del suolo, che delle acque e dell’aria. Quindi, i criteri di costruzione di una discarica controllata devono garantire la limitazione del flusso degli inquinanti verso l’ambiente esterno (ad esempio tramite la realizzazione di barriere di impermeabilizzazione, di sistemi di drenaggio del percolato e di pozzi di captazione del biogas). In funzione delle caratteristiche geomorfologiche ed idrogeologiche del sito prescelto, vengono realizzati sostanzialmente tre tipi di discariche. Discariche in avvallamento (o in trincea): sono realizzate per riempimento di vecchie cave dismesse o di “fosse” scavate appositamente nel terreno; discariche in rilevato: poggiano a livello del piano campagna e si sviluppano in altezza; discariche in pendio: sono realizzate a ridosso di pendii, per riempimento di squarci aperti lungo i versanti dovuti a cave, aree calanchive o impluvi.

Per la progettazione di una discarica e per il suo corretto funzionamento bisogna convogliare in maniera il biogas prodotto in modo che non crei odori molesti, riduzione dell’infiltrazione delle acque meteoriche di superficie, per contenere la produzione di percolato ed infine predisporre un recupero a verde dell’area.Una volta che la discarica è esaurita viene effettuato un progetto di ricopertura  della discarica deve tener presente il tipo di materiale disponibile, il tipo di rifiuti che sono stati messi a dimora e gli assestamenti che ci sono stati durante l’esistenza della discarica. E’ necessario tener presente i valori delle precipitazioni meteoriche ed il flusso delle acque di ruscellamento. E’ da valutare la qualità del suolo e la sue caratteristiche sia dal punto di vista dei nutrienti presenti che dal grado di acidità o basicità (pH ottimale 6.5) ed infine valutare la piantumazione che deve essere realizzata tenendo conto, oltre che della vegetazione reale e potenziale dell’area, anche delle disagevoli condizioni del supporto. Infatti, la mortalità delle specie piantumate sulle discariche è molto alta, a causa dell’immmaturità del terreno utilizzato, dell’irregolare drenaggio delle acque e del soffocamento delle radici provocato da fughe di gas non perfettamente raccolte dal sistema di aspirazione. L’area della discarica è sottoposta a controlli analitici per assicurarsi che non sia fonte di inquinamento delle falde acquifere e dei suoli limitrofi.

– I termovalorizzatori tanto demonizzati sono davvero dannosi per l’essere umano? Come vengono controllati e quali danni apportano alle zone limitrofe in cui si trovano?

Ho già precisato in questo nostro incontro che l’attività di questi impianti è monitorata in continuo ed i risultati del monitoraggio per i macroinquinanti può essere visto in ogni  momento. Per quanto riguarda le tanto famose diossine le emissioni sono campionabili sia con campionamenti periodici che facendo adsorbire i fumi su fase di amberlite che viene poi analizzata per il dosaggio dei microinquinanti organici come appunto le diossine. Questi impianti sono costituiti da un forno dove avviene la combustione del rifiuto e poi c’è un post-combustore dove si ha una temperatura maggiore di 850°C per evitare la presenza di diossine nell’emissione. Prima della costruzione dell’impianto viene fatto il punto zero analizzando sia i suoli che la vegetazione come l’acqua e l’aria. Dopo la sua costruzione ed il suo funzionamento vengono ripetute le analisi nelle stesse zone per valutare quale impatto ha avuto il suo funzionamento. La normativa che riguarda i termovalorizzatori è la UNI EN1948  ed il limite per le diossine è 0,1ng/ Nmc in TeQ . Gli organi di controllo che intervengono sono le ASL e le ARPA . La valutazione sulla salute dei cittadini viene effettuata dalle ASL.

– I metalli preziosi, come avviene il loro recupero?

Il recupero dei metalli preziosi consiste in un processo produttivo che tratta il recupero di metalli preziosi utilizzando varie tipologie di rifiuti che contengono metalli preziosi come l’oro, il palladio, il platino ed il rodio. Alcuni di questi metalli, una volta recuperati e raffinati, vengono impiegati dall’industria orafa per la produzione di gioielli, attività tipica della provincia aretina. Le fasi del processo di lavorazione comprende le seguenti attività: Raccolta e stoccaggio dei rifiuti, macinazione del rifiuto, bruciatura del rifiuto, produzione di ceneri, caratterizzazione delle ceneri mediante il titolo di metallo prezioso contenuto, affinazione  dei vari metalli preziosi, recupero di sostanze pure impiegate durante il processo produttivo, analisi di laboratorio del prodotto finito, conservazione dei preziosi in un caveau.Questi ti pi di impianti sono sottoposti alla stessa legislazione dei termovalorizzatori.

– Come si confrontano i trattamenti dei vari rifiuti?

A mio avviso il primo trattamento da fare è la raccolta differenziata che è regolamentata dal Testo Unico Ambientale(d.lgs152/2006) e la definisce come: “la raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo ed alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico”. Con la raccolta differenziata creiamo il presupposto per quel processo industriale che è  il riciclaggio del rifiuto che consente di risparmiare preziose materie prime ed energia per la produzione di nuovi oggetti. Se faremo con molta attenzione la separazione dei nostri rifiuti diminuiremo il quantitativo di rifiuti che andranno sia in discarica che ai termovalorizzatori. I trattamenti dei rifiuti non si possono confrontare perché ognuno ha una sua funzione ed una sua logica e dei controlli diversi per verificare che tutto il processo avvenga senza arrecare danno sia all’ambiente che alla salute delle persone.

– Meri, ora abbandoniamo l’argomento rifiuti e ti chiedo del tuo lavoro di scrittrice molto apprezzata. Il 1 dicembre hai ricevuto un riconoscimento per il tuo libro che parla di alcolismo “Il mostro vorace”, un bel romanzo molto intenso e con un grande messaggio di forza nell’ambito del premio letterario nazionale “Caffè tra le nuvole”. Che emozione è stata per te ricevere questo riconoscimento?

Scrivo per pura passione e dal 2014 ho pubblicato sette libri . L’esperienza della scrittura è stata veramente stimolante ed ho scoperto un mondo nuovo ricco di tante persone preparate e grazie a questo ho potuto organizzare molte presentazioni dei miei romanzi e sono state tutte grandi occasioni per incontrare nuove amicizie. Ho partecipato a questo concorso letterario organizzato dall’Associazione Culturale “L’Essere” e  mi hanno comunicato che avrei ricevuto un riconoscimento appunto per questo mio ultimo romanzo. La cerimonia si è tenuta al Comune di Rignano  ed è stato letto da un attore un brano del mio racconto e questo mi ha veramente commossa e le persone presenti mi hanno accolta con tanto calore. Ringrazio veramente tutti per questa occasione per me inaspettata.

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