“Un giorno per la memoria”, le vittime innocenti di criminalità nell’antologia curata da Anna Copertino

di Daniela Merola

Questo progetto è nato per non dimenticare tutte le vittime innocenti di una criminalità bastarda che non guarda in faccia nessuno, neanche chi non c’entra nulla con loro. Il progetto del libro “Un giorno per la memoria” è stato ideato e curato dalla giornalista e scrittrice Anna Copertino ed è edito da Homo Scrivens.

Questo romanzo collettivo, raccoglie i racconti nati dalla sensibilità e dalla bravura di 28 tra giornalisti e scrittori a cui, ad ognuno di loro, è stata affidata la memoria di una vittima, e la loro visione della vittima. La dottoressa Copertino ha scelto personalmente i 28 scrittori coinvolti. Sono appunto 28 scrittori per raccontare 28 vittime innocenti di criminalità organizzata, uomini e donne uccisi senza motivo, del tutto estranei a fatti di criminalità, la loro unica colpa è stata quella di trovarsi al posto sbagliato e in situazioni sbagliate. Il dolore dei familiari delle vittime è talmente forte e sommerso dall’incredulità che ha necessitato un racconto vero e immediato  per far continuare a ricordare queste innocenti vittime. La necessità di “dare un senso” a questo dolore ha portato Anna Copertino a dare voce, dopo aver conosciuto i familiari di alcuni di loro, a dare memoria, a farne “un ricordo necessario” per ognuna di queste 28 vittime innocenti di criminalità.

Da questa esigenza è nato il progetto “Un giorno per la memoria”. La memoria è fondamentale per far continuare a vivere i familiari e perché essa è la cosa che più da fastidio ai criminali che hanno commesso tali omicidi. La memoria scuote le coscienze, rende il tessuto sociale vivo e presente, permette di reagire. Ecco perché il libro “Un giorno per la memoria” è assolutamente importante per far conoscere le storie di queste 28 vittime che hanno visto la loro vita spazzata via senza un motivo.

– Anna Copertino, da dove nasce l’idea per “Un giorno per la memoria”?

Il progetto nasce dall’esigenza di fare memoria di chi è stato ingiustamente e barbaramente strappato all’amore della propria famiglia. Chi resta non riesce a darsi una risposta che lenisca il dolore, e spesso allo stesso si aggiunge anche l’infamia, fino a che non viene fatta chiarezza sulla totale estraneità della vittima alla criminalità. La memoria, il raccontarli è il modo più giusto per non farli cadere nell’oblio.

– Hai conosciuto i familiari di alcune delle vittime di cui si parla nel libro. Cosa hai letto nei loro occhi?

Il mio impegno con l’associazione Libera, ed il periodo di referenza del Presidio Libera Giugliano “Mena Morlando”, mi ha permesso di avvicinarmi ai familiari campani, che con grande dignità vivono il loro dolore. Con la web RoadTv Italia ho creato la rubrica Vittime di camorra, dove con una video intervista i familiari raccontano la storia dei loro cari. Con moltissimi di loro è nato un rapporto di grande stima ed amicizia, cosa di cui vado molto fiera. Daniela non è facile descriverti cosa si legge e di percepisce negli occhi e nel corpo di chi ti sta raccontando di come è stato ucciso il proprio figlio, la madre o il padre, il fratello o la sorella. É una percezione  emotiva molto forte, la sensazione di essere sotto il getto di tanti minuscoli pezzi di vetro, e per quanto tu scuota, una parte ti resta sulla tua stessa pelle. Ma anche tantissimo amore.

– Con quale criterio hai scelto i 28 autori che hanno scritto ognuno di una delle vittime?

Innanzitutto per la stima e l’amicizia, ma anche il pensarli “collegati”, in qualche modo, alle Vittime, che sono state scelte, durante incontri nelle scuole, da alunni di scuole Medie e Licei. Ad ogni autore ho affidato la memoria di una Vittima, senza alcun vincolo narrativo, lasciandoli liberi di scrivere solo sulla percezione del loro istinto. Chiedendo solo di averne grande cura, pensandoli come propri cari, con senso di appartenenza. Vorrei ricordare tra gli altri Simonetta Lamberti, Filomena Morlando, Pasquale Cappuccio, Annalisa Durante, Teresa Buonocore ,  Lea Garofalo, Gelsomina Verde, Silvia Ruotolo, Pasquale Romano, Giancarlo Siani, Domenico Beneventano, Marcello Torre, Gigi Sequino e Paolo Castaldi, Antonio Landieri e Gianluca Cimminiello.

– Quale l’urgenza e la particolarità che ti premeva di far emergere dai racconti delle storie sulle vittime?

Soprattutto che il racconto servisse a non far dimenticare nulla di quanto accaduto ad un’innocente, per renderci tutti più responsabili e corresponsabili rispetto alla memoria ed ai familiari che restano con un vuoto che urla giustizia. Far comprendere che quei proiettili che hanno ucciso i loro cari, si sono conficcati anche nelle loro carne. Perché sono la stessa carne. Un’intera famiglia diviene una ferita, una lacerazione cosi profonda e netta che non potrà mai essere sanata, ma solo lenita. La memoria è il balsamo che non getta nel dimenticatoio, è il contrasto all’infamia. È ricordare con verità e senso di giustizia.

– Il valore sociale di un progetto come questo è altissimo. Scuotere le coscienze e perpetrare la memoria di queste persone è doveroso affinché non sia solo “un giorno” per la memoria ma diventi un “per sempre” per la memoria in ricordo di vittime innocenti di criminalità. Quale impatto ti aspetti ci sia sul pubblico, quale sull’opinione della gente?

Personalmente, ogni giorno faccio memoria, e cerco di far comprendere quanto sia importante, vivere ogni giorno come il 21 marzo. Forte in me, il senso del dovere e della ricordanza e ancor di più, da quando sono stata accolta con amicizia ed affetto dai Familiari delle Vittime. Mi chiedi cosa mi aspetto…? Senso di verità e giustizia, vivere senza omertà, ricordare sempre chi non c’è più, con il loro nome, che è il primo diritto di ogni persona. Bisogna che le cose cambino, e siamo Noi  il cambiamento. Bisogna dire No alla criminalità che fa morti da entrambi le parti. Bisogna dire No e contrastare la camorra, la mafia e la ‘ndrangheta. Imparare a dire No. Trasformare il No in quel Noi che unisce e vince. Mi aspetto che l’antologia Un giorno per la memoria, sia vita e memoria per chi voleva solo continuare a vivere con i suoi cari, vivere al posto giusto ed al momento giusto. Se le persone, soprattutto, i giovani lo capiranno allora, veramente, avremo vinto Noi. 

– Ringrazio Anna Copertino per l’intervista e per aver dato voce e corpo ad un progetto importante come questo.

Precedente “Dove batte il cuore”, Laura Schiavini e l’amore sospeso tra eros e sentimento Successivo Al Teatro Ivelise “Cinema à la Maison de Lola’”: la versione cinematografica dello show di burlesque, boylesque e cabaret

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.