Una donna, piccola grande donna!

In questo strano mondo è difficile sentirsi giusti. Ho imparato tanto. Ho imparato tanto a livello personale, familiare, relazionale e professionale. Sto imparando adesso a non dare troppa importanza a ciò che gli altri dicono di me. Perché pochi sanno chi io sia davvero.

di Francesca Pegozzo

Caro Diario,
è  davvero buffo non sentirsi nessuno o mai all’altezza o non adeguata dopo tutto quello che ho vissuto e fatto. Ho fatto molto. Ho vissuto molto. Ho superato molto. Ho sbagliato moltissimo..

In questo strano mondo è difficile sentirsi giusti. Forse perché tutto il mondo non lo è?

Sento di essere giusta, sì. Circondata da chi pensa di essere di più, o da chi erroneamente io eleggo  più di me. Come si fa a quantificare cosa sia una persona? Dai suoi soldi? Dai suoi umori? Da ciò che vive? Dai risultati? Dai suoi titoli di studio? Dal tipo di lavoro che fa? Forse tutto?

Io..Io chi sono io?
Il mio problema è che so chi posso diventare, ed in questo divenire non mi accontento e scivolo dal mio riconoscimento, perché da me, io voglio sempre di più.
Perché da me stessa voglio il meglio, perché per me stessa desidero il meglio.

Cosa sia questo meglio me lo sto davvero chiedendo.

Quali parametri sto utilizzando per esprimere chi sono? Credo di essermi un po’ persa per strada.
Perché questa insidiosa fragilità mi fa vacillare spesso?
E perché essere fragile mi chiedo?

Non sono divenuta, sono nel mio divenire, non sono completa ancora. Sono stanca però.

Quando la  vita propone fin dalla giovinezza, difficoltà enormi, carichi emotivi e problemi, ora risolti sì, arrivi a chiederti: “Come ho fatto a reggere tanto?”

Credo di avere il diritto di essere stanca. Ci si può  permettere di essere stanca?

Madre, compagna,moglie, o single, figlia cresciuta, sorella,amica, professionista, conti da far quadrare ogni giorno, è chiaro che anche la  più brillante passione possa vacillare.

Ho bisogno di sentirmi utile, viva, accolta, riconosciuta e valorizzata, specialmente quando sono stanca.

Una voce fuori campo fa la differenza “Ehi andrà tutto bene, come sempre è andato!”
Chi te la sussurra quella frase? In fine sei tu ad auto referenziarti e ad incoraggiarti.
Per far andar bene le cose hai da impegnarti e non mollare mai.

Così, con una tisana calda, riempio le pagine del mio diario segreto, il compagno di viaggio di sempre, e scrivo di me, e scrivo chi sono. E posso dirmi che sono forte! Che se la memoria è capace di andare a ritroso ne ho superate davvero tante:

Sono sempre state così presenti dentro di me quelle difficoltà, che quasi mi hanno sfinito ed invece di accusarle le benedico. Si le benedico, perché mi hanno reso forte e grande. Mi hanno fatto capire quanto io fossi migliore di altri, di chi, insospettabili, avrebbero dovuto reggermi, ed invece hanno fatto di tutto per abbattermi.

Sono ancora qui, con i miei sogni nel cassetto che si sono interrotti tanti anni fa, ed ora aprire quel cassetto potrebbe far un po’ male al cuore, perché a rivederli, a sentirli tra le mani, mi riporterebbero alla gioia di vivere, alla spensieratezza della vita, quando invece,a mie spese, ho imparato che la vita non è una via tranquilla e sicura, anzi: quel viale rassicurante, lo costruisci da te, con pensieri tuoi,con buone persone che scegli di avere accanto,con il tuo carattere.

Che cos’ho da perdere, mi chiedo? Adesso?

Non vorrei perdere la dignità che ho acquisito in tutti questi anni,sono così confezionata da questa parola che chiunque mi guardi è convinto che io non abbia problemi e che davvero la mia vita vada benissimo per la mia calma, la mia pacifica voce, e il mio splendido sorriso. Le lacrime si soffocano per la dignità.

Il problema è dentro di me, perché dovrei contagiare altri delle mie preoccupazioni? Il problema potrei essere io, e i miei pensieri testardi che depistano la mia gratitudine. C’è da essere grati per tutto quello che abbiamo imparato, che ho imparato.

Ho imparato a capire mia madre e mio padre.

Soffro immobile per il limite degli altri, non molto avvicinabili all’amore. E lo rispetto.

Ho imparato ad essere madre. Madre di tutti, ad amare il mio prossimo come fosse un figlio.
Ho imparato a ritornare sui miei passi.
Ho imparato a riconoscere chi è vero e leale.
Ho imparato a scusarmi e aspetto il momento che mi sia data l’occasione per farlo.
Ho imparato a mostrami sempre all’altezza.
Ho imparato nozioni scolastiche,tecniche e professionali, nonostante io non abbia potuto studiare. Amavo la scuola e il mio sogno nel cassetto, ho avuto altre urgenze, ho dovuto crescere in fretta.
Ho imparato la grandezza dell’umiltà.
Ho imparato la semplicità.
Ho imparato un mestiere. Ho imparato due mestieri. Ho imparato tre mestieri.

Tutti sicuri! Tutti che hanno contribuito a farmi crescere in ogni aspetto: sia materiale che personale. Tutti mestieri umili, a servizio di altri.

Ho imparato ad amare, ad ascoltare, ad accogliere.
Ho imparato la pazienza.
Ho imparato a farmi rispettare.
Ho imparato a dire la verità.
Ho imparato ad essere coerente con me stessa.
Ho imparato ad uscire dalla solitudine e dalla delusione.

Sto imparando adesso a non dare troppa importanza a ciò che gli altri dicono di me.

Vorrei proprio percepire quella sicurezza che mi facesse sorridere ad ogni mio ragionamento logico ed intelligente, ma che non verrebbe capito, perché chi lo ascolta è stupido.

Ecco caro diario, in quel viale dove sto costruendo una ricca pace, ci sarà anche questo: non curarmi di quello che dicono gli altri, perché pochi sanno chi io sia davvero, pochi conoscono le mie battaglie e guerre, rispettando i loro pensieri, i miei non sono meno importanti dei loro. Sono il prodotto di vittorie e di perdite, ed è giusto custodirli e difenderli.”

Grazie Caro Diario di esserci sempre.

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