“Uscita di Emergenza”, il senso di svuotamento della società dai valori e dalle tradizioni

Due uomini diversi, ma in fondo simili, che per motivi differenti rimangono da soli, senza un tetto sotto cui vivere, accompagnati solo dai bei ricordi del tempo passato.

Sabato 16 marzo alle ore 21.00 e domenica 17 marzo alle ore 18.00, dopo il grande successo riscontrato a Mormanno e Vibo Valentia, Davide Fasano e Valerio Villa porteranno sul palcoscenico dell’Ivelise l’opera più conosciuta di Manlio Santanelli: “Uscita di Emergenza”.

Solitudine, incomunicabilità tra gli esseri umani e precarietà dell’esistenza stessa, temi ricorrenti della produzione santanelliana, prendono vigore in questo spettacolo dove, attraverso lo svuotamento delle parole e dei dialoghi, che sembrano non avere significato alcuno, si vuole riflettere il senso di svuotamento della società dai valori e dalle tradizioni. Nello stesso tempo, però, i dialoghi surreali lasciano spazio a una comicità, tipica della scrittura di Santanelli, che rende un po’ più sopportabile l’atmosfera di sospensione, di attesa che attraversa la pièce teatrale. Il bradisismo, protagonista anch’esso dell’opera, sta a simboleggiare la devastazione che ha colpito gli antichi equilibri che sorreggevano parole, affetti e azioni.

Sinossi
“Uscita di emergenza” racconta la storia di Cirillo e Pacebbene, ex suggeritore di teatro il primo, ex sacrestano il secondo. Due uomini diversi, ma in fondo simili, che per motivi differenti rimangono da soli, senza un tetto sotto cui vivere, accompagnati solo dai bei ricordi del tempo passato; così si ritrovano a vivere insieme in un quartiere disabitato di Napoli, poiché colpito dal terremoto, o meglio, dal bradisismo. Questa casa e questo quartiere diventano la prigione dalla quale non riescono ad uscire, dietro ripetuti e ingannatori tentativi di abbandonarla, trattenuti dalla nostalgia per un passato che non può ritornare. I due protagonisti, attraverso il loro sfogo, tentano un’uscita d’emergenza da questa devastazione. Riusciranno, però, rimpianti, gli equivoci e le recriminazioni del passato a consentire il superamento di questa empasse o ad aver la meglio sarà il trionfo del vuoto quotidiano, senza lieto fine? Non c’è più religione, non c’è più teatro, non c’è più città.

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